Come molti sanno, Lione è la terza città più grande di Francia, nonché meta turistica piuttosto nota e frequentata. Chiunque ci sia stato saprà raccontarvi meraviglie del suo centro storico, la Vieux Lyon, dell’atmosfera distesa che si respira in città, dei due grandi fiumi che la attraversano, il Rodano e la Saona, delle belle piazze, dei mercati e dell’ottima cucina. Non per niente il celebre chef francese Paul Bocuse, uno dei fondatori della nouvelle cuisine, proprio qui ha istituito la sua scuola con ristorante annesso.

La città vista da Notre Dame de Fourviere

La città vista da Notre Dame de Fourviere, photo credit Angela De Gregorio

Place Bellecour

Place Bellecour, photo credit Angela De Gregorio

Chiunque ci sia stato saprà poi raccontarvi delle rovine di due anfiteatri di epoca romana, della vista incredibile che si può avere dalle colline di Notre Dame de Fourviere, da cui, quando l’aria è limpida, si può guardare il colore dei tetti che cambia, man mano che con lo sguardo si passa dalla città vecchia verso est, oltre il Rodano.

Saprà anche dirvi che l’intera superficie del centro storico lionese è stata dichiarata a buon diritto Patrimonio dell’Unesco. Lione insomma è a tutti gli effetti una città bella.

Ma quello che non tutti sanno è che Lione è anche una smart city con grandi ambizioni, canalizzate e messe in pratica nella lungimirante operazione urbanistica Grand Lyon.

Confluence è un quartiere situato a sud della città, al momento fuori dagli itinerari turistici più battuti, forse ancora per poco, un’ex zona industriale che si trova proprio alla confluenza dei due grandi corsi d’acqua, e che possiede tutto un altro fascino, quello urbano delle fabbriche dismesse e riconvertite, dei docks, le banchine sulla Saona in passato punto nodale per il trasporto merci, oggi silenziose, il fascino di un’area in transizione, che ha perso il volto di un tempo e che ne sta disegnando uno nuovo e del tutto diverso.

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Il Pavillion des Salins, photo credit Jean-Pierre Dalbéra

Un quartiere in parte smantellato e in parte in costruzione, il cui motivo dominante sono i cantieri dei lavori in corso, che procedono ad andatura sostenuta. Vecchi palazzi, lunapark sghembi e incerti tra un parcheggio e un’area in costruzione, si affiancano a spazi commerciali ultramoderni ed edifici avveniristici. Confluence è al momento uno strano ibrido tra passato e futuro, ma decisamente proteso verso quest’ultimo.

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La sede mondiale di Euronews, photo credit Jean-Pierre Dalbéra

Il comune di Lione ha ideato e realizzato un grande progetto per Confluence, un’operazione urbanistica di intensa trasformazione e riqualificazione, che ha coinvolto grandi nomi dell’architettura mondiale, tra gli altri Herzog & De Meuron e Kengo Kuma, e che nasce con una precisa volontà di valorizzazione del paesaggio circostante, con l’intento di creare un quartiere di mixité sociale, che vuole essere pour tout les âges e pour toutes les bourses – per tutte le età e per tutte le tasche -, con la predisposizione di grandi spazi pubblici e aree verdi, ampie piste pedonali e ciclabili, il tutto diretto verso un unico e chiaro obiettivo, il minor impatto possibile sull’ambiente.

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Photo credit Angela De Gregorio

I progetti e gli interventi edilizi realizzati in quest’area devono infatti necessariamente attenersi a severi standard di consumo energetico e, una volta terminati i lavori, il quartiere di Confluence sarà in grado di produrre energia rinnovabile. Quest’operazione di riqualificazione colloca senza dubbio Lione tra le città europee più all’avanguardia nell’impegno verso l’ecosostenibilità.

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Photo credit Angela De Gregorio

Con ogni probabilità, esperti e appassionati d’arte conoscono già Confluence, perché proprio qui si trova il principale polo espositivo della Biennale di Arte Contemporanea di Lione, giunta nel 2013 alla sua dodicesima edizione. Si tratta di un ex edificio industriale costruito nel 1930, conosciuto come La Sucrière, una enorme ex raffineria di zucchero che si affaccia sui docks, di cui sono state conservate molte delle caratteristiche originarie sia esterne che interne. Oggi alla Sucrière espongono i principali artisti della Biennale, e per ogni nuova edizione la facciata principale cambia volto e viene decorata da un artista ogni volta diverso.

La Sucrière, sede della Biennale di Arte Contemporanea di Lione

La Sucrière, sede della Biennale di Arte Contemporanea, photo credit Angela De Gregorio

il Musée des Confluences, di prossima apertura

Il Musée des Confluences di prossima apertura, photo credit Angela De Gregorio

Il prossimo novembre sulla sponda del Rodano aprirà i battenti il Musée des Confluences, ospitato in una struttura ultramoderna in metallo e vetro, che accoglierà l’eredità del Musée d’Histoire Naturelle di Lione, chiuso al pubblico dal 2007. Sarà un museo ambizioso e dalla vocazione scientifica, che si propone anche di raccontare e indagare le relazioni tra uomo, paesaggio e ambiente. La scelta di collocare nell’area di Confluence la sede di rappresentanza della Biennale d’Arte Contemporanea e questo nuovo Museo delle Confluenze sembra un attestato di fiducia, un segnale ufficiale della svolta radicale che si sta imprimendo all’area. Un tocco finale al suo reinserimento in grande stile nel tessuto urbano.

È il caso di dire chapeau!