Nel punto esatto dove il Rodano incontra la Saône, sorge quello che vuole essere il centro di incontri e confluenze per eccellenza di Lione: le Musée des Confluences, appunto. Inaugurato lo scorso 20 dicembre, il museo vuole imporsi come il nuovo simbolo architettonico della città. Firmata dagli austriaci di Coop Himmelblau, la struttura assomiglia a un’astronave di vetro e acciaio, atterrata lì, quasi per caso.

Crédit photo : Quentin Lafont - novembre 2014 - musée des Confluences, Lyon, France.

Crédit photo : Quentin Lafont – novembre 2014 – musée des Confluences, Lyon, France.

Ma la scelta di erigere il museo proprio in questa zona non è affatto casuale. L’area urbana è, infatti, oggetto di una riqualificazione iniziata già da qualche anno e che sta ridisegnando il volto di un quartiere. Fabbriche e magazzini abbandonati da circa 20 anni stanno ritrovando una nuova vocazione grazie all’avvicendarsi di opere contemporanee come la sede della regione Rodano – Alpi progettata da Christian de Portzamparc o Le Cube Orange di Jakob + Macfarlane Architecs. L’industria dei servizi, della cultura e del divertimento lionese punta a sviluppare in quest’area il suo quartier generale.

Crédit photo : Quentin Lafont - novembre 2014 - musée des Confluences, Lyon, France.

Crédit photo : Quentin Lafont – novembre 2014 – musée des Confluences, Lyon, France.

Nei 3000 mq di mostra permanente, il museo ospita 2 milioni di oggetti che raccontano la nostra storia attraverso l’origine del mondo, la comparsa dell’uomo, i concetti di evoluzione e di eternità in un particolare intreccio di discipline, dove l’etnologia si mescola alla zoologia, l’egittologia all’astronautica.

Crédit photo : Quentin Lafont - novembre 2014 - musée des Confluences, Lyon, France.

Crédit photo : Quentin Lafont – novembre 2014 – musée des Confluences, Lyon, France.

Questa collezione sarà accompagnata regolarmente da mostre temporanee, come quella dedicata alla “Conquista del Polo Sud”, inaugurata il 1 febbraio. Le confluenze evocate dal nome del museo, si ritrovano nella scelta di far dialogare discipline tra le più diverse, così come diverse culture urbane si rintracciano in un’area precedentemente abbandonata. Le ricadute economiche non dovrebbero tardare. Per un sito che avrà dei costi di gestione pari a 18 milioni di euro, si attendono tra i 400 e i 600 mila visitatori l’anno. Un primo bilancio, a poco più di due mesi dall’inaugurazione, è piuttosto positivo: circa 200 mila visitatori, di cui 10 mila hanno acquistato un pass annuale. La cultura costituisce da sempre una voce importante del prodotto interno lordo nazionale.

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Articolo a cura di Simona Pizzuti.