Linvenzionedellamadre_Cosebelle_01

L’opera prima di Marco PeanoL’invenzione della madre – edita da Minimum Fax (che rimane imbattibile nello scovare talenti letterari) è splendida e struggente. Racconta la storia più difficile da raccontare, e insieme quella più universale e carica di significati. La storia di un figlio che perde sua madre e nel vederla spegnersi scopre l’amore nella sua forma più sublime.

La corsa contro il tempo, la malattia che incombe e ruba spazio al rapporto, mangiando ogni giorno un pezzo di futuro. Il passato che si fa più esteso e carico, costruisce una vita intera nel ricordo che non può essere scalfito, invaso, distrutto. Mattia, il protagonista, sa bene che non può salvare sua madre, come ogni figlio sa che non potrà strappare i propri genitori alla morte, se non nella costruzione di un presente saturo di istanti vissuti e di un passato che torna per restare.

Intorno il mondo che guarda e tira dritto, non si ferma dinnanzi al dolore, sbeffeggia la perdita, travolge l’incubo privato come una schiacciasassi. La provincia, la provincia matrigna, il lavoro che non consola, gli altri rapporti che divengono improvvisamente solo uno sfondo sul quale costruire, come un pittore, l’immagine della madre. Inventarsi una madre, crearla, cesellarne il ritratto proprio mentre sta per scomparire, come un fiore appassito, nel gorgo dell’oblio.

Ed è proprio quando si ripercorre la vita di chi ci ha creato che scopriamo la nostra essenza più profonda. Ecco che la madre ci dà una misura, un senso e un limite. E così, quasi per caso, non senza dolore, a inventarla, troviamo noi stessi, da dove veniamo, chi siamo.

Ancora una volta grazie a ciò che ci rende umani, il racconto, la creazione, il ricordo.