Marina Rosso.

Marina è una ragazza di Udine e fa la fotografa. Ci incontriamo per un caffè a Neukölln – area cool a venire di Berlino che ancora mantiene un aspetto sotto tono rispetto agli sfarzi che invadono il centro città e gli altri quartieri “in”. Davanti ad una tazzina di espresso (siamo pur sempre due italiane) mi racconta la sua storia.

CB – Ciao Marina. Quando e perché sei venuta a Berlino?
MR – Mi sono laureata alla triennale in architettura a Udine e poi ho deciso di cambiare indirizzo, dedicandomi allo studio della fotografia. Mi sono messa a cercare tra tutte le scuole europee quella che mi rappresentasse di più – ma che avesse anche un costo accessibile comparato al costo della vita della città – e alla fine la scelta è caduta sulla Ostkreuzschule di Berlino. Ho sempre voluto studiare all’estero per avere una formazione più aperta ed essere inserita in un contesto internazionale.

CB – La Ostkreuzschule è una delle scuole più interessanti di Berlino per quanto riguarda la fotografia, è stata fondata dagli intellettuali della ex DDR e so che accettano un numero ristrettissimo di persone. Come ti trovi?
MR – Per accedervi è stato un po’ complesso, sia per lo scoglio linguistico – le lezioni sono tutte in tedesco – sia per il portfolio da presentare alla selezione. Una volta dentro è andato tutto decisamente meglio. Mi piace l’approccio della scuola che non è prettamente tecnico, lascia molta autonomia e un sacco di tempo libero per seguire i propri progetti personali. Il primo anno è incentrato sullo studio e la composizione di una singola foto (dai ritratti, ai paesaggi), il secondo sulla creazione di vere e proprie storie per immagini, il terzo su un singolo progetto dalla realizzazione della storia all’organizzazione della mostra in una galleria. Insomma, tutt’altro che semplice!

CB – Che stai facendo in questo momento?
MR – Mi ha sempre affascinato tutto ciò che è inerente al mondo della sessualità, le diverse forme in cui si manifesta e soprattutto le persone che si celano dietro modi di viverla socialmente riconosciuti non “convenzionali”. Nell’ultimo progetto che ho seguito, ad esempio, ho fotografato tre travestiti raccontando la bellezza che incarnano nell’unione del genere maschile e femminile. Ora, invece, ho preso dei contatti con una pornostar per documentare la dicotomia tra la sua vita privata e il set. Per il tipo di ricerca che faccio, però, non è mai facile trovare i soggetti adatti, perché non tutti sono disponibili a condividere aspetti così personali della propria vita con uno sconosciuto – e chi li biasima! Gran parte del mio lavoro consiste nell’avvicinarmi alle persone, non tanto nel fare le foto.

CB – Ho visto che hai anche fatto altri progetti in passato e in particolare mi è saltato all’occhio la mostra alla galleria C/O Berlin per il contest per giovani talenti della Berlinale.Com’è andata?
MR – Sì, sono stata selezionata con altri 17 giovani fotografi per partecipare a questo progetto che si chiama “Close up”. Praticamente 16 ore di lavoro al giorno in giro per la città durante la settimana della Berlinale, fotografando tutto ciò che riguardava il festival. Estenuante ma ne è valsa la pena, un secondo posto e la consegna del premio da parte del direttore della Berlinale in persona – Dieter Kosslick – che alla premiazione mi ha schioccato due baci sulle guance facendomi diventare rossa come un peperone. È stata un’esperienza interessante perché mi ha permesso di fare una mostra personale presso la galleria C/O Berlin – che è una delle più note a Berlino – e di conoscere persone di rilievo nell’ambito  della fotografia.

CB – Direi che per esserti trasferita da poco più di due anni stai andando benissimo. E finita la scuola pensi di restare?
MR – In effetti sarebbe un po’ sciocco andarmene dopo tutti questi sforzi e dispendio di energie. Sto creando una buona rete di contatti qui e da gennaio ho ufficialmente iniziato a lavorare come freelance. Non escludo di restare qui, del resto la fotografia ti porta a viaggiare molto e Berlino potrebbe essere una buona base.