Minimun fax porta in libreria un saggio importante, Libere tutte: Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, una finestra ragionata sul femminismo contemporaneo analizzando alcune delle questioni chiave (maternità, matrimonio, vita sessuale, multiculturalità) per poi far confluire tutto in un unico concetto: la libertà.

Ve lo dico senza mezzi termini: è un libro che va bene per chi femminista si definisce già e vuole approfondire, per chi è ancora timorosa delle etichette (anche se non dovrebbero spaventarvi così tanto a mio parere) e cerca di capirne di più, ma è un saggio che farà bene anche a chi è scettica.

Non c’è spazio per posizioni radicali, ma solo dell’intelligentissimo e logico buon senso.

Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti, le due autrici, accompagnano il lettore in un viaggio storico nelle tappe fondamentali del femminismo internazionale e italiano analizzandone le fasi e i punti di vista. Tutto però porta all’attualità: il femminismo non ignora l’avanzata preoccupante dei populismi, né il bisogno urgente di intersezionalità perché le donne sono un “universo plurale” e di questa pluralità di origini, matrice sociale e scelte di vita bisogna tenere conto. L’idea che le donne siano soggetti capaci di compiere scelte autonome in campo sessuale, riproduttivo o in ogni altro ambito dell’esperienza umana, è una acquisizione molto recente nella storia del pensiero occidentale e molti fronti ancora (la politica in primis) devono ancora interiorizzare la questione.

C’è spazio per soffermarsi sull’aspetto “occidentale” del femminismo, ma non solo ovviamente, anche se c’è l’urgenza di illustrare il fenomeno dell’alt-feminism (da alt-righ, l’estrema destra americana), quei movimenti di donne esclusivamente bianche di cui Ivanka Trump è un illuminante esempio. Ivanka, del resto, nel recente W20 in Germania, ha avuto l’ardire di definire suo padre, attuale presidente degli Stati Uniti d’America, un convinto sostenitore delle donne e del loro “empowerment” . Il pubblico ha giustamente rumoreggiato, come dimenticarci degli scandali sessuali (e sessisti) durante la campagna elettorale

Tutte hanno la libertà di definirsi femministe, è ovvio, ma poi le bugie e le incongruenze vengono fuori.

Se siete perplesse dalla presenza di Trump in un libro sul femminismo e continuate a chiedervi il perché egli sia una figura così centrale anche per questi argomenti sappiate che è solo uno spunto per una riflessione più grande. Non si può far finta che la politica di Trump per le donne (per dirne una: i recenti i problemi con Planned Parenthood) in America non abbia ripercussioni sulla politica globale. In fondo viviamo una realtà in cui, in quanto donne, dobbiamo continuamente ribadire la sovranità sul nostro corpo, sul nostro arbitrio. Perché? È un retaggio della struttura patriarcale della nostra società, ovviamente, ma dove si trova la radice di tutto questo? Libere tutte aiuta decisamente a capirne di più. Non ci sono soluzioni semplici, ma conoscere le ragioni storiche e l’evoluzione del pensiero femminista, pure tra le sue numerose contraddizioni, apre la mente.

Bellissimi i riferimenti storici alle donne che hanno segnato la storia italiana, Adele Faccio per esempio, e la sua battaglia per il diritto all’autodeterminazione, Franca Viola, Nilde Iotti, ma tantissimi anche quelli alle pensatrici e attiviste internazionali. Non può mancare Simone de Beauvoir che offre ancora adesso spunti preziosissimi:

È un paradosso criminale negare alla donna ogni attività pubblica, precluderle ogni carriera maschile, proclamare la sua incapacità in tutti i campi, e affidarle l’impresa più delicata e più grave: la formazione di un altro essere umano.

scriveva Simone nel Secondo sesso.

E ancora: Margaret Atwood con il suo Il racconto dell’ancella (da cui è stato tratta una serie TV che sta riscuotendo grande successo in America) e mi permetto di aggiungere anche Elizabeth Jane Howard che sta ottenendo il successo che meritava soltanto adesso in Italia. Leggete la saga dei suoi Cazalet, le descrizioni e le vicende delle sue donne, arrabbiatevi per i vincoli sociali e le scelte scellerate di Louise o Diane, per esempio, intrappolate dai vincoli della società patriarcale nell’Inghilterra del Dopoguerra.

Libere tutte affronta temi delicatissimi come maternità, aborto e fecondazione artificiale senza forzature, ma ragionando con elementi storici e statistici certi, raccontando la casistica (passata e presente) e scardinando con intelligenza gli schemi mentali più comuni. L’orologio biologico, la pesante disapprovazione a cui sei sottoposta costantemente se hai scelto di non essere madre o se ricorri alla fecondazione artificiale, quell’idea imperante secondo la quale diventare madre è obbligatorio, ma solo se lo fai nei tempi “giusti” secondo la società. Altrimenti ti diranno

E tu ti ricordi ora a quarant’anni della maternità?

L’autonomia femminile è un nodo centrale, non solo nella maternità, ma anche nel matrimonio apertamente demonizzato da certe correnti di pensiero femministe. Provate ad ascoltare la posizione radicale di Julie Blindel, scrittrice, attivista, femminista. Ma è con questo libro che scopro che solo fino al 1975 esisteva ancora in Italia il matrimonio riparatore. Per difendere l’onore le donne erano costrette a sposare il loro stupratore. O, per citare ancora un esempio, solo nel 2006 la Corte Costituzionale interviene sulla trasmissione del solo cognome paterno ai figli e tuttora non c’è ancora una legge precisa a proposito. Come vi fa sentire tutto questo? Pensate ancora che le lotte delle femministe per i diritti delle donne siano così vacue e inutili?

Ma ancora, Libere tutte offre un ampio punto di vista sulla libertà sessuale, la violenza, le molestie, la cultura dello stupro, ancora dannatamente attuale (recentissima la battaglia per rivendicare la gravità delle finte molestie alla cantante Emma Marrone durante una puntata di Amici), e la multiculturalità, Quest’ultimo, in particolare, si è rivelato elemento fortemente divisivo e centrale per una società, come quella Europea, che si trova ad affrontare un incontrollabile flusso migratorio dalle zone di guerra. Le immigrate diventano, colpevolmente, donne invisibili per la nostra società. Ma come, il femminismo non dovrebbe occuparsi di tutte? Se siamo ancora qui a discutere dei nostri e dei loro diritti, vuol dire che il lavoro del femminismo, sulle donne e su sé stesso, non è ancora finito.

Libere tutte sarà la vostra finestra lucida sul mondo contemporaneo, sul ruolo del femminismo e le sue posizioni per le tematiche più grandi, urgenti e controverse. Leggetelo per confrontarvi con il linguaggio saggio e misurato delle due brillanti autrici, ma anche con voi stesse, perché è nostro dovere informarci in maniera completa e decidere liberamente, come ogni “brava femminista” deve imparare a fare, qual è il nostro posto nel mondo.