Com’è ricevere un bigliettino da Johnny Cash?

Tanti tanti anni fa il pollice opponibile serviva ancora a qualcosa. Qualcosa di nobile. Qualcosa di dimenticato. Tenere in mano una penna! Una mano sola che si occupava di tutte le lettere dell’alfabeto? Ma non si stancava? Questi pazzi usi e costumi. Ora, fortunatamente, la mano destra ha solo la responsabilità della Y, U, I, O, P, H, J, K, L, B, N, M, lasciando il resto alla sinistra. Meno male!

Tanti anni fa i postini non erano quelli che consegnavano solo le bollette.

Letters of note è una bellissima raccolta di lettere, memo, note, bigliettini scritti a mano o a macchina dalle persone più interessanti dell’epoca del pollice opponibile. Cominciate a sfogliarlo e sono le quattro del mattino in un attimo.

Johnny Cash si scriveva un appunto per ricordarsi di baciare la sua June, e nessun altra, e di mangiare, ma non troppo. E studiare il pianoforte.

Ed Gombert, un animatore della Disney molto scocciato per la modifica del titolo di “Basil l’Investigatopo” nella banalità di “The Great Mouse Detective” fece girare un memo in cui dichiarava che i titoli di tutti i loro cartoni animati sarebbero stati retroattivamente modificati secondo una linea ugualmente blanda.  Immaginate: “The wooden boy who became real”! “The girl with the see-through shoes”!! “The amazing flying children”!!!

Charles Bukowski, attuale come non mai, si lamenta della censura di un bibliotecario orbo.

I calorosi bigliettini in risposta alle domande dei fan di Quentin Tarantino. Fossero tutti così!

E per chiudere il rumore di cuori e speranze infranti, la lettera con cui la leggendaria SubPop negli anni ’90 rimbalzava senza pietà i demo degli aspiranti Nirvana. “Dear Loser…”. Tiè! Chissà quanti ce ne siamo persi per strada.