“Scrivere su di me é di sicuro una sfida.

Come ballerina e artista, sono sempre stata abituata a presentarmi attraverso movimenti, fisicità, teatro, canto, improvvisazione, ma mai su carta. Quindi mentre sono qui che indugio sul miglior modo di farmi dei complimenti, mi chiedo anche a chi sto veramente scrivendo? Onestamente non penso che sia il direttore stesso a leggere le centinaia di applicazioni che arrivano ogni giorno, ma sicuramente sarà qualcuno che conosce molto bene i bisogni della compagnia, qualcuno con una vena artistica e con una vita privata.

Sono italiana e ho studiato balletto a Firenze fino all’età di diciannove anni.

Dopo la maturità in lingue (mi era molto chiaro che avrei finito almeno le superiori), sono andata in Svizzera per provare a dedicarmi completamente alla danza. Non ero per niente sicura che ne avrei ricavato una carriera, o nemmeno di che vivere, ma ero sicura di voler rincorrere quella strada impervia ma speciale. Quindi ho accettato di lavorare per il Ballett Basel a Basilea. Ci sono rimasta per tre stagioni come apprendista, con la possibilità di lavorare con eccelsi coreografi ma anche di imparare la vita in una compagnia teatrale.

Il Ballett Basel in Flockwork di A. Ekman - foto: Ismael Lorenzo

Il Ballett Basel in Flockwork di A. Ekman – foto: Ismael Lorenzo

Per la prima volta potevo osservare con i miei occhi il lavoro di maestri come Jiri Kyliàn, o l’impegno che Angelin Preljocaj mette nelle sue creazioni, oppure che tipo di movimenti Johan Inger ricerca nei suoi ballerini. Ho imparato ad amare la semplicità della perfezione, la ricerca di ogni singolo movimento e ad interpretare un personaggio con tutto il suo mondo di insicurezze ed emozioni. Ho lasciato Basilea per Berna: una compagnia più piccola ma con più attenzione ad ogni singolo individuo e più sperimentazione.

il Bern Ballet in "Words failed me" di M. Walerski - foto credit: Philipp Zinniker

il Bern Ballet in “Words failed me” di M. Walerski – foto: Philipp Zinniker

Tramite lo studio di diverse tecniche, ho cominciato e vedere la danza dall’interno e non più attraverso forme puramente estetiche. Cosa vuol dire per me quel movimento? come posso arrivare a capire quello che il coreografo mi sta chiedendo?

Ho lavorato con professionisti forse meno famosi ma altrettanto dotati e quello che più mi ha interessato é stata la cooperazione in una nuova creazione. Ogni pezzo parlava quel preciso momento con quei precisi ballerini, era personale e quindi unico. Durante il tempo che ho speso al Balletto di Berna, ho imparato a riconoscere le mie qualità e le mie mancanze, e sono stata spinta ad essere creativa e curiosa. Tanto da provare io stessa a mettermi dalla parte del maestro e cercare di esprimere qualcosa ad un pubblico.

Tutti questi anni e queste esperienze mi hanno portato a conoscermi meglio, ad essere più in grado di giudicare cosa voglio o non voglio fare e ad orientarmi meglio verso nuovi orizzonti. Quindi oggi, pur sapendo che il mio processo di apprendimento è ben lontano dall’essere terminato, mi sento di poter offrire molto ad una compagnia come la vostra. Mi sento di poter veramente offrire me stessa.”