The Wombats.

Liverpool, e tre ragazzi che si conoscono a scuola e formano una band. Sembrerebbe il prologo di migliaia di storie felici e meno felici di post-adolescenti con la passione per la musica. Con la differenza che The Wombats iniziano in grande stile: un progetto scolastico li porta nel 2003 ad esibirsi di fronte a 20.000 persone in Cina, riscuotono poco dopo un successo clamoroso in Giappone, ma restano però praticamente sconosciuti in patria. Fortunatamente la fama nell’isola britannica non tarda ad arrivare, e nel 2007 pubblicano “A Guide To Love, Loss And Desperation”, aiutato dal massiccio airplay di Let’s Dance To Joy Division, simpatico singolo scatena-indielovers, e successivamente da Moving To New York, con un  discreto passaggio anche nelle radio italiane. E’ così che li ho conosciuti, e ripescati solo poche settimane fa. In effetti non stiamo parlando di musica particolarmente innovativa, anche se non sono immediatamente paragonabili a band contemporanee, ma vediamo di tracciare una linea delle possibili influenze: Franz Ferdinand (di Tonight), Kaiser Chiefs (per la natura scanzonata) e gli imbarazzanti ed incomprensibili Metro Station – colgo l’occasione per chiedere: che fine hanno fatto? Non che la cosa importi alla sottoscritta in modo particolare, ma così, si chiede.

Mentre buona parte delle piste after-show balla ancora a ritmo dei Joy Division, i tre ragazzi registrano ad autunno 2010 a Los Angeles quello che diverrà il secondo album in studio di The Wombats: This Modern Glitch. Evoluzione dal primo disco: sì, ed indovinate in quale frangente? Ovviamente nella parte elettronica. Però no, il risultato non è sgradevole, stavolta abbiamo synth e tastiere un po’ ovunque, il suono è meno grezzo e molto attuale.

Il tono vocale di Matthew Murphy non suscita particolari emozioni, ma perlomeno non è come quello di quel cantante di quella band newyorkese che inspiegabilmente piace a tutti. Tornando alla voce di Murphy, personalmente mi piace, perchè non è immatura come può essere quella del cantante dei Two Door Cinema Club, costruita come quella del Casablancas, impostata come quasi tutti i suoi colleghi. Non siamo di fronte alla band del secolo (mi piace dirlo perchè questa formula l’ho sentita un sacco in questa settimana), però sono sicura che se non ci fossero, un po’ si sentirebbe la loro mancanza.

Per gli interessati: 25 Maggio – Circolo degli Artisti, Roma e 26 Maggio – Alcatraz, Milano.

Ma soprattutto, e perchè suonano assieme a tanta gente bella: 3 Settembre – I-Day Festival, Bologna Parco Nord.