Intervista.

In occasione della settimana del design, Leslie Kee ha presentato a Milano alcuni dei suoi lavori, tra cui l’ultima collaborazione con il brand Anteprima, i cui ricavati saranno devoluti al Giappone. Con grande sorpresa abbiamo scoperto che dietro queste foto si nasconde una persona dolcissima che ci ha dedicato del tempo per fare una chiacchierata e  ci ha emozionato con le parole che leggerete qui sotto.


CB – Come hai iniziato a fotografare? Perché hai deciso di prendere una macchina fotografica tra le mani?

LK – Ci sono due motivi per cui ho iniziato. Il primo: ho vissuto in Giappone quando ero più giovane e ho avuto modo di conoscere la cultura di quel popolo, mi sono innamorato della musica giapponese, dell’arte e delle loro riviste, ne sono rimasto così affascinato che ho pensato di iscrivermi ad una scuola per fare quelle cose e studiare per fotografare. Il secondo: mia madre è venuta a mancare molto giovane, quando io ero piccolo, e da allora ho iniziato ad immortalare in alcuni scatti l’unica figura femminile che avevo accanto, mia sorella maggiore.

CB – Il tuo sito web contiene differenti sezioni, ma una ha attirato la nostra attenzione. Tra la sezione Woman e Man compare Asian e visitandola abbiamo scoperto che si tratta di fotografie scattate solo a donne asiatiche. Perché questa differenza tra la donna di tutto il mondo e la donna asiatica? Come ce lo spieghi?

LK – È molto semplice, guardami. Sono asiatico. Io scommetto che se una persona asiatica mi fotografasse riuscirebbe a concentrare meglio la bellezza asiatica di quanto possano fare altri, perché è asiatico come me. Ci sono moltissimi fotografi, anche molto famosi, americani, europei, francesi, tedeschi che non riescono a mostrare tutta la bellezza asiatica, le loro foto non sono così belle poiché sembrano le une uguali alle altre, non cambia nulla. Tutte le foto di ragazze asiatiche sono uguali e questo è un vero problema. E non lo dico per paura o per sentirmi più bravo, mi piacciono i lavori di moltissimi fotografi, lo dico perché io sono asiatico, conosco meglio questi tratti, queste forme, questa bellezza, e quindi riesco meglio a catturarla e a mostrarvela.

CB – Sappiamo che sei il creative director di Super Tokyo. Ma cos’è “super” per te?

LK – Super è forse il terremoto e lo tsunami che hanno distrutto il Giappone sprofondandolo in una infinita serie di problemi. Ma a me piace credere che Super non è solo questo e non è solo una questione di forza e di potere. Per me Super è qualcosa di diverso, è quanto puoi fare. Quanto ci credi. Per quanto puoi continuare a fare una cosa concentrandoti solo su quella. Il vero super è chi si pone un obiettivo e si focalizza su quello ogni giorno, credendoci. Come fotografo il mio obiettivo è catturare le persone, la loro bellezza e mostrarne frammenti di vita.

CB – Cosa vedi quando guardi il mondo dalla lente della tua macchina?

LK – Io vorrei avere un paio di occhiali con una macchina fotografica annessa alle lenti cosicchè io possa solo premere un pulsantino e… tac!, scattare una foto di tutto quello che i miei occhi vedono.
Quando inizi a fotografare hai bisogno di una storia, qualcosa da raccontare giusto? Fotografare in uno studio è più semplice poiché i colori, i trucchi, le persone, i costumi e le scenografie aiutano a raccontare qualcosa, ma quando non sei in uno studio devi usare moltissima immaginazione, camminare per strada, perderti e cercare storie negli angoli, nei momenti, nelle luci e nelle ombre.

CB – Qual è il tuo ultimo pensiero prima di addormentarti?

LK – Domani. Il mio pensiero è cosa farò domani. Sono molto realista. Penso a qual è la mia missione. Se domani devo svolgere uno shooting è una missione, ma anche portare il cane a fare una passeggiata è una missione. Se domani devo svegliarmi a un’ora precisa è perché ho una missione da compiere. Ma soprattutto ogni giorno per me è una missione diversa.