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Central st Giles, Londra

Il nome di Renzo Piano a Londra è oggi legato soprattutto al suo più recente intervento, il famoso grattacielo nei pressi di London Bridge che il principe Carlo ha soprannominato Shard (coccio di vetro).
Ma il primo contributo dell’architetto italiano alla capitale britannica fu il Central St Giles, complesso di edifici inaugurato nel 2010 proprio ai margini di Soho. La prima volta che ci si passa accanto può capitare di notare appena le pareti colorate che si alzano a qualche metro dal suolo, sostenute da grossi piloni che mantegono una spazio a terra “poroso” e percorribile. Solo poi, alzando gli occhi, si vedono le nitide superfici rosse, gialle, bianche e verdi, che contrastano come giganteschi Lego con le sobrie sbocconcellate facciate grigiastre delle case circostanti.

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Central st Giles, Londra

Sembra un po’ un giocattolo, un po’ un oggetto di design ingigantito; un po’ infantile ma anche semplice e funzionale; discreto nel suo essere sospeso, ma sfavillante nel suo colorismo pop. Un po’ come gli inglesi, no?
Eppure, l’opera fu criticata. Quasi prevedibilmente, direi, perché gli inglesi, nonostante il loro notorio senso del rispetto e delle buone maniere, adorano esercitare il loro acume critico, se possibile con sarcasmo e ironia: è allo stesso tempo un modo per dimostrare la loro libertà di pensiero e la loro arguzia, un’occasione per lamentarsi su qualcosa che non si può cambiare (come la pioggia), e – nella maggior parte dei casi – per spezzare una lancia in favore della tradizione. Tre cose, l’arguzia, il lamento passivo-aggressivo, e la tradizione, che connotano profondamente lo spirito britannico. E meno male che ogni tanto ci sono degli stranieri che fanno qualcosa di sbagliato così da permettere agli inglesi di esercitare questi loro talenti nazionali.

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Central st Giles, Londra