¡Viva la vida! di Pino Cacucci su Frida Kahlo

Pino Cacucci
¡VIVA LA VIDA!
Peso: 80 gr.

Una piccola ma intensa opera d’arte di Pino Cacucci, ¡Viva la vida! è un monologo che è il grido furente di Frida Kahlo: il suo urlo di dolore che diventa il suo urlo di amore per la vita. 80 grammi (e altrettante pagine) in cui l’artista simbolo del Messico ruggisce a denti stretti, e racconta come nonostante il suo corpo così devastato trovò la forza di far esplodere dal petto le sue carcajadas, quelle risate frastornanti con cui teneva lontana la Pelona (la Morte) e contagiava chiunque l’andasse a trovare nella sua Casa Azul. Le prime pagine non sono per tutti, l’urlo pieno di rabbia con cui la diciottenne Frida Kahlo si aggrappa alla vita è qualcosa da far girare la testa, costringe a fermarsi a respirare un momento, davvero. Il seguito non è da meno, Cacucci non dà un attimo di tregua, e quando ne dà, è perché ci inchioda lì, sul letto di Frida, immobili come lei, a fissare la sua immagine riflessa sullo specchio, a fissare i suoi travolgenti autoritratti.

“Sono nata nella pioggia.

Sono cresciuta sotto la pioggia.

Una pioggia fitta, sottile…

Una pioggia di lacrime.

Una pioggia continua

nell’anima e nel corpo.” 

Ma la pioggia per Frida Kahlo è vita, vita che fa sbocciare fiori di una bellezza incontenibile soprattutto nella sua terra. La pioggia è un inno alla vita.E poi l’amore, che non poteva che essere per un uomo come Diego Rivera, l’artista più discusso del Messico all’epoca, un uomo d’impeto, di passione, anarchico, come Frida, ma anche l’opposto: le due facce della stessa medaglia chiamata Messico, lei, l’anima ancestrale e intima di questa terra, lui grande rivoluzionario che raccontava il suo Paese nei suoi murales. Il loro fu un amore senza limiti, pieno di reciproci tradimenti, per questo lei lo odiava, ma lo amava troppo, come odiava e amava la vita. Aveva ammaliato Diego con lo sguardo, con le sue sopracciglia come “ali di gabbiano nero”, quello stesso sguardo ora rimane fisso su di noi, attraverso i suoi autoritratti. Una vitalità piena di disperazione che emerge magistralmente da ogni singola parola di Pino Cacucci, che quando non fa parlare Frida, descrive i suoi movimenti facendola apparire se possibile ancora più viva e limpida.