Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace

 

David Foster Wallace

UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ
Peso: 191 gr.

Una cosa divertente che non farò mai più, diciamoci la verità, è una cosa divertente da leggere soprattutto grazie al fatto che l’autore è David Foster Wallace, che dell’ironia conosce ogni aspetto, e riesce ad assottigliare il limite tra il momento di svago e di riflessione, lasciando che, a tratti, la risata si pieghi inconsapevolmente in una smorfia di inquietudine.

La rivista Harper’s commissiona all’autore americano un reportage giornalistico su una crociera extralusso ai Caraibi, e lui ne fa una cronaca narrativa coinvolgente molto più lunga e minuziosa di un articolo.

Wallace analizza, esprime la sua opinione, si stupisce, osserva i turisti dall’alto e da lontano, si vuole distinguere dalla massa così tanto da finire per sentirsi inadatto e pentito per aver snobbato l’ipotesi di mettere un abito elegante in valigia, si prende gioco di tutti e anche di sé… non fa mancare niente al lettore (come il personale della meganave non fa mancare niente ai suoi ospiti).

“Nella brochure della crociera, voi siete esonerati dalla fatica di costruire il sogno. Lo fa la pubblicità al posto vostro.”

Un reportage che vede soprattutto l’analisi sociologica dei protagonisti della vacanza, che hanno (“Anzi, abbiamo.” – dice) qualcosa di inequivocabilmente capronesco, e il tentativo, o forse il terrore, di fare parte di quella categoria.

Per godere della letteratura di Wallace bisogna cercare nelle parentesi e ancora di più nelle note – di cui l’autore fa uso massiccio. L’ironia è dietro ogni singola parola, incornicia tutta la vicenda, fa da ponte tra il divertimento promesso da una crociera extralusso e la consapevolezza che sia più un volersi convincere del divertimento. E meraviglioso è l’approccio senza pregiudizio di Wallace, che passa da momenti di brillante umorismo a momenti di tenerissima ingenuità, che se non ci fa ridere ci fa almeno sorridere, ma un sorriso vero, non come quello delle Forze Ultra Speciali dell’equipaggio, che hanno “un sorriso che non ce la fa ad arrivare agli occhi”.

Lascia un po’ di amaro in bocca? Sì.
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