Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle - Fernanda Pivano intervista Charles Bukowski

Fernanda Pivano intervista Charles Bukowski
QUELLO CHE IMPORTA È GRATTARMI SOTTO LE ASCELLE
Peso: 158 gr.

 

Un libro inimmaginabile. Perché?
Perché Fernanda Pivano a un certo punto chiede: «E che cosa devo credere che ti rende infelice?» e Charles Bukowski risponde: «Ah… dare interviste.» eppure quel che ci rimane è un’intervista bella e buona, unica, intima, improbabile, lunga se la pensiamo dal punto di vista di Bukowski seduto sul divano di casa sua; breve, troppo breve, se la immaginiamo dal punto di vista della Pivano seduta sul divano di casa di Bukowski.

San Pedro, California, domenica 24 agosto 1980. Un’intervista inimmaginabile. Perché?
Perché Charles Bukowski (Hank) non ama le persone e le domande, specie quelle che lo fanno riflettere, perché non ama neanche riflettere, non è uno che sta lì a pensare.

Io non analizzo mai, mi limito a reagire. Se non mi piace qualcosa, sto alla larga.

Eppure sta lì, a spiegare persino perché la scelta del nome Charles piuttosto che Henry, “Hen-r-y Bu-kowski, capisci? Salta troppo. Ha dei riccioletti” – e a questo punto dell’intervista siamo già alla fine della bottiglia di vino tedesco, ora ditemi cosa non dareste voi per essere di fronte al vecchio Hank ancora solo leggermente sbronzo che vi dice che “Hen-r-y Bu-kowski” ha dei riccioletti?

E una Fernanda Pivano bella come non mai, bella perché libera e fiera, un Nome e un Cognome che devono essere sinonimo di Libertà e Libertà, e libera com’era doveva avere incantato Charles Bukowski con domande che riuscivano a seguirlo mentre la sua sbornia aumentava, che riuscivano a tenerlo fermo sull’argomento o ad offrirgli un’occasione per sfuggire (apparentemente): in una pagina si passa dal Diavolo a Cristo, a Bob Dylan al problema nucleare, ma non credete nemmeno per un momento che questo non abbia un senso! Moltiplicate una pagina per qualcuna in più e risulta una chiacchierata su se stesso e sul mondo, sulle donne, la guerra, la natura, sull’Europa e l’America, sulla letteratura, lo stile, la vita. Una Fernanda Pivano che si percepisce che si vuole spingere fino all’impossibile in questa intervista, perché sta per farci il suo ennesimo preziosissimo regalo (dopo – tra le altre cose – le traduzioni dei grandi autori americani).

E così le domande non hanno limiti, come lei, come lui.
E se la diffidenza di Bukowski all’inizio è tanta – non per altro, ma perché la Pivano è astemia! – la sua umanità è una costante ben nascosta dietro i suoi modi da indifferente verso qualsiasi cosa. Che poi se diventa aggressivo è solo per via del vino, ma Fernanda Pivano coglie l’impercettibile segnale che è ora di andarsene e lo fa appena in tempo per godere di un gesto gentile da parte del grande Hank, ma questa è la battuta finale del libro, non ve la posso dire.

Quando l’avete finito, e vi siete immaginati Fernanda Pivano nel soggiorno di Charles Bukowski, consiglio di vedere questa intervista, ce ne sono molte, ho scelto la più “leggera” (in minuti, ovviamente). Io mi sono commossa – ma no dai, siamo sinceri… mi sono proprio disperata di emozione per l’immensità di questa donna.

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