leggere leggero: Post office di Charles Bukowski

Charles Bukowski

POST OFFICE
Peso: 181 gr.

Per chi non conoscesse Charles Bukowski e l’avesse solo sentito nominare quel centinaio di volte senza sapere davvero di che si tratta, Post Office è il libro adatto per iniziare a conoscerlo.

Generalmente è più sfacciato, più “fissato” col sesso e le scommesse, qui invece c’è tutto di lui: col suo alter ego Henry Chinaski (Hank) ripercorre parte della sua vita da impiegato delle poste di Los Angeles, distrugge il sogno americano, con cinismo e ironia.

“Ma non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì sì sì.”

Hank alle poste ci rimane per molti anni, ha tutta l’esperienza per raccontare i meccanismi dell’ufficio postale, metafora della macchina organizzativa della società. Attraverso lo sguardo spietato e sincero di Chinaski, l’ambizione a una vita di stabilità della classe media diventa follia, privazione di ogni libertà, libertà che per Hank viene prima di ogni cosa e per questo colleziona una lunga serie di richiami, sospensioni, punizioni, e quando persino per lui è troppo, semplicemente Hank si licenzia.

«Bene, ora avete un buon lavoro. Comportatevi bene e avrete un lavoro sicuro per il resto della vita». Sicuro? La sicurezza si poteva averla anche in galera.”

Henry Chinaski inverte le priorità, il lavoro è una sfiancante pausa tra una bevuta e una puntata all’ippodromo, e ogni tanto deve mollare (il lavoro) per dedicarsi a tempo pieno alle sue priorità.

Una collezione anche di donne, Hank non è mai solo, perché per lui la libertà significa “piacere”, e come l’alcol, il sesso è indispensabile perché si possa sentire un uomo libero. Potrà sembrare un porco il più delle volte, ma ama davvero… o lo fa solo credere, ma lo fa credere davvero! Si dichiara, si sacrifica, si appassiona, “Ma ogni tanto arriva una donna, in pieno rigoglio, una donna che scoppia dal vestito… una creatura tutta sesso, una maledizione, la fine di tutto”.

Bukowski chiama le cose col loro nome, i moralisti non lo apprezzerebbero, ma soprattutto, a perder tempo col moralismo sfuggirebbe la poesia, perché sorpresa sorpresa: ci sono momenti di poesia e lirismo da sentire una stretta al cuore. Momenti di dolcezza inaspettata che fanno voler bene a quest’uomo, altro che giudizi e pregiudizi e spregiudicatezze.

“Mi piace esser carino”.

Henry Chinaski fa commuovere e si commuove, prende le parti dei più deboli. È spietato solo con chi lo sfida, o quando proprio non ne può più, e allora gli tocca urlare in MAIUSCOLO le peggio cose, a chiunque sia, al capo piuttosto che all’ennesima signora che gli chiede se non ci sia proprio posta per lei… ma lo giustificherete, “PORCO MONDO!”.

In Post Office il contenuto rispecchia esattamente lo stile: essenziale, semplice, diretto, evocativo. Così tanto che ogni parola è imperdibile, potreste ridere e piangere nel giro di due righe!

Di certo almeno una volta chiuderete il libro. Secco. Gettandolo. Alzandovi. Per dire CAZZO! È GENIALE! Tranquilli. Un respiro… e passa. Ma ormai Hank sarà entrato nel vostro cuore.

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