Pic di Jack Kerouac
Jack Kerouac
PIC
Peso: 128 gr.

Sono svenuta d’amore per questo libro. Così tanto che soltanto vi abbraccerei e basta. Sarebbe un abbraccio forte e dolce, come Pic, l’ultimo racconto di Jack Kerouac.

È la storia di un viaggio avventuroso coast to coast, da New York a San Francisco, narrata con la voce tenera e ingenua di Pictorial Review Jackson che, rimasto solo dopo la morte del nonno, viene affidato prima alla zia e poi finalmente portato via da suo fratello maggiore Slim. Pic scopre il mondo e lo racconta con la sorpresa che solo un bambino può avere:

“Quello che vidi fu come la prima volta che avevo visto il mondo, credimi.”

Pubblicato postumo, nel 1971, completato nel ’69, a distanza di vent’anni da quando era stato iniziato. È straordinariamente breve, eppure Kerouac l’ha lasciato lì per vent’anni, poteva farselo sfuggire d’un soffio e invece l’ha ripreso poco prima di morire. E io faccio i salti di gioia alti così, perché con Pic ho deciso che ho letto la pagina più bella del mondo (la 41, e non ci possiamo sbagliare perché esiste solo la prima edizione italiana, è la pagina 41 per tutti). A proposito di edizioni, questa è edita Mondadori, a cui se fosse qui davanti a me mi permetterei di dire che la copertina, dai, la copertina, ecco… secondo me è importantissimo che il bimbo in copertina sia nero e non bianco, nero, “incredibilmente nero anche per essere un nero”, sennò la pagina 41 poi perde di bellezza.

La pagina 41, ok ve lo dico, è un dialogo tra il piccolo Pic e il fratello Slim, sparito quando era un ragazzo e ora tornato, adulto, a prendere il fratellino dopo la morte del nonno con cui Pic viveva. I due sono in autobus verso New York e, superata la linea di confine Mason Dixon, possono passare a sedersi davanti, anziché stare in fondo al bus. Beh, Pic chiede a Slim che cosa significa. Slim lo prende in giro, mettendoci tutto l’amore che può, facendoci ridere nonostante quella situazione non faccia ridere. Dopotutto la voce narrante è quella del giovane Pic, il filtro sulla realtà è quello innocente e fresco che solo un bambino può avere e così tutta la storia, che non manca di dolore e povertà, è dolce e piena di humor.

Jack Kerouac (1922-1969), autore anche di On the Road (Sulla strada) – manifesto della beat generation – con Pic esprime lo stesso spirito vagabondo e inquieto, stesso delirio e desiderio del viaggio all’improvviso, disorganizzato, lasciato al destino e all’autostop, stessi spazi enormi del continente americano, stessa colonna sonora jazz, stesso bisogno di esprimere i propri sentimenti, solo che a raccontare qui c’è un bambino disarmato di carta e penna, che si rivolge al nonno:

“Sai, nonno, viaggiare non è la cosa più facile e piacevole del mondo ma ti permette di vedere tante cose interessanti e non ti viene voglia di tornare indietro.”

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