Pedro Pàramo di Juan Rulfo

Juan Rulfo
PEDRO PÁRAMO
Peso: 122 gr.

Immaginate il caldo del Messico che non scalda mai, la sua luce che non illumina niente, immaginate un paese deserto pieno di voci, un uomo rimasto orfano che si scopre figlio di un’intera comunità, immaginate la realtà che di reale non ha niente. Immaginate che è tutto vero, le voci, il silenzio, la vita in una città esanime. È Pedro Páramo. È il realismo magico, che è un battito di cuore della storia ispanoamericana – io direi anche più di un battito, ma rischio una dichiarazione d’amore bella e buona per questo movimento artistico che scuote la terra dell’America Latina, attraversa l’oceano e ti piomba addosso, dentro. È una realtà diversa, magica, meravigliosa, sconosciuta, ma c’è. Per comprenderla occorre pensare come i protagonisti della storia di questo -quasi- continente e non arrivare alla conclusione che certe cose non siano possibili solo perché sono lontane, diverse. A noi questa magia è arrivata per lo più con García Márquez, ma lo stesso autore ammise che la sua opera subì l’influenza di questo piccolo romanzo che è Pedro Páramo.
Juan Rulfo racconta le vicende di Juan Preciado che in seguito a una promessa fatta alla madre morente, decide di andare a Comala a rintracciare il padre mai conosciuto: Pedro Páramo. Il paese che trova è però il contrario di tutto ciò che gli raccontava sua madre, è un paese fantasma, in rovina, silenzioso.

“Sentivo cadere il miei passi sopra le pietre rotonde con cui erano lastricate le strade. I miei passi vuoti, che ripetevano il loro suono nell’eco dei muri colorati dal sole del tramonto.”

Tutto va spegnendosi a Comala, tranne il racconto di questa storia, che emerge dalla terra attraverso voci ovattate che non rispettano il tempo della narrazione, come se tutti insieme, silenziosi, pestassero i piedi per sollevare la polvere, la polvere che è ormai Pedro Páramo, che con ogni mezzo illecito ha ridotto in polvere la città di Comala, e la sua gente. Juan Preciado percorre un viaggio attraverso le voci che sembrano per lo più suggestioni, incontra persone che sembrano sospese tra un attimo in cui ci sono e un attimo in cui non esistono affatto. Così la storia che è piena di vita (quella di Pedro Páramo) ha una forza che è attutita da queste voci sospese che la raccontano, che la mitigano, la allontanano e allo stesso modo te l’appoggiano dolcemente dentro lasciandotela lì, pesante come un macigno.

“Di voci, sì. E qui, dove l’aria mancava, si udivano meglio. Ti rimanevano dentro, pesanti.”

In questo romanzo di Juan Rulfo il tempo non scorre in maniera lineare, e nemmeno gli spazi seguono un ordine, la narrazione salta bruscamente facendoci perdere come in un labirinto senza riferimenti, costringendoci a tenere ancora più strette a noi le voci dei personaggi, che essi esistano o no.

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