Neve di Maxence Fermine

Maxence Fermine
NEVE
Peso: 122 gr.

Leggero [leg-gè-ro] agg.
1. Che pesa poco
2. Delicato, lieve
3. Frivolo, disimpegnato
4. Neve, di Maxence Fermine

Il mio dizionario dice così. Credetemi.

Leggere Neve è come tenerlo sul palmo della mano, un fiocco di neve. Impalpabile, piccolo da sentire il fresco sulla pelle appena appena, si dissolve in un attimo lento, il tempo di chiudere gli occhi e fare un sogno lontano. In Giappone magari, dove c’era una volta un giovane poeta, un vecchio samurai maestro dei colori e una bellissima funambola francese.
Yuko è un diciassettenne giapponese appassionato di haiku, che sono poesie di tre versi e diciassette sillabe. L’altra passione di Yuko è la neve, e finisce per confonderle, unirle in un unico grande amore, la poesia e la neve. Del suo talento la voce giunge come un’eco tra le montagne del Giappone alla corte dell’imperatore, ma Yuko sa che alla sua poesia manca colore e si reca dal maestro della pittura, del colore, dell’arte, Soseki. Le loro vite si sfiorano fin quando non si incrociano, e quando si incontrano saranno destinate ormai a dipendere l’una dall’altra. A tenerli legati come un filo di neve, Neve, una funambola venuta da Parigi, pelle bianchissima, occhi di ghiaccio e capelli d’oro, Neve: l’amore di Soseki. E di Yuko.

“Perché l’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere.”

Ma l’amore in questa storia così piccola e sconfinata non ha un’unica linea retta da seguire, ognuno in questa storia ama smisuratamente la propria passione e capita che possa non essere soltanto quella per un’altra persona, ma quella per il proprio mestiere, e la ricerca di un ultimo brivido, purché assoluto, può diventare fatale.
Una storia intensa, di equilibri da cui si rischia di cadere, cadute attutite dal rumore e dal colore trasparente, forse inesistente, della neve che, tra le altre cose, “È sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.”

Neve è il primo romanzo di Maxence Fermine (scrittore francese del 1968 – tanto per renderci conto di come questa storia d’altri tempi venga in realtà dal nostro di tempo) e fa parte di una trilogia, quindi con Fermine non finisce qui! Bompiani ha raccolto i suoi primi tre romanzi ne La trilogia dei colori, che sono tre piccole pietre preziose: bianca, oro e nera. Gioielli che intrappolano l’essenza di un colore col solo uso delle parole, “costantemente su quel filo che è la scrittura”, quasi fosse lui, Maxence Fermine, il maestro dei colori, il funambolo che avanza sul filo di bellezza “passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro”.

Intanto questo è Neve, ed è perdutamente bianco.

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