Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie - Tim Burton

Tim Burton
MORTE MALINCONICA DEL BAMBINO OSTRICA e altre storie
Peso: 183 gr.

Per favore siate assurdi, o la semplicità disarmante di queste storie non ne uscirà viva. Non chiedetevi come sia fatto un bambino ostrica, come volete che sia? È un bambino ostrica, che vive i drammi che può vivere un bambino ostrica. Tipo essere il cibo ideale per il padre che vuole recuperare la virilità, per esempio.
Tim Burton, esattamente come lo conosciamo, da leggere come da vedere, in Morte malinconica del bambino ostrica scrive e illustra queste ballate a modo suo, senza spiegazioni, senza guidare il lettore, solo con le sue ovvie allucinazioni, con la sua ispirazione che sembra per pochi spettatori di nicchia, irrazionali, visionari e invece forse il delirio sta negli occhi di chi insiste a chiedersi che razza di forma abbia un bambino ostrica, perdendosi così l’occasione di capire la tragedia di chi viene additato come Diverso. Tim Burton non rinuncia a immagini che sanno di macabro, affiancate a parole che non hanno certo pietà. I protagonisti sono tutti bambini, perché sono i più tenaci, i meno colpevoli, quelli che più sono crudeli, quelli che meno hanno malizia. Bambini deformati, a volte così orribili da essere pieni di tenerezza, così sgraziati da essere pieni di grazia, come il bambino Supermacchia, il più strano dei supereroi, o la bambina Vudù che ammalia i ragazzoni ma
“se qualcuno le
si avvicina gli spilli si
fanno spina e nel cuore
vanno ad affondare”.

O ancora Persico, il bambino Tossico, che “amava l’ammoniaca e l’amianto (…) per lui era ossigeno tutto ciò che per altri era cancerogeno”, e muore a causa di uno stupido errore degli adulti: metterlo in giardino a prendere aria buona… che idea imbecille!
Bambini che sembrano piccoli mostri, sull’orlo della distruzione per colpa di altri che vogliono porre un rimedio alla loro diversità, piccoli esseri animati, quasi alieni, raccontati in ventitré poesie con un linguaggio così puro da mostrare ancor di più il contrasto tra l’orrido e il fiabesco, tra l’incubo di un aspetto fisico terrificante e la delicatezza di un ingenuo e unico desiderio, quello di vivere. Eccentrici e feriti, stravaganti e sensibili. E la malinconia invade tutta l’opera di Tim Burton, come la neve in città dopo l’arrivo di Edward mani di forbice, come il volo delle farfalle in cui si libera Emily, la sposa cadavere. Mondi meravigliosi, lontani come lontano si può sentire un Diverso, incompreso da chi non ha occhi per vederne la bellezza.

Un grazie a Nico Orengo, che ha reinventato le parole di Tim Burton per farci avere una traduzione che diventa una nuova opera talmente Burton è da considerarsi unico nell’interpretazione della sua realtà delirante. Per i più appassionati la versione originale dell’autore è in fondo al libro.

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