Medaglioni di Fernanda Pivano

Fernanda Pivano
MEDAGLIONI
Peso: 226 gr.

 

Alla fine poi vi dico cosa ho pensato.
Prima qualche riga su questa donna – che donna! – Fernanda Pivano. Nata nel 1917, ha avuto per oltre novant’anni il sorriso e la sincerità sfacciata di una ragazzina, sempre. L’energia di una giovane ribelle per tutta la vita, come se il tempo non fosse passato a consumare la sua curiosità. Quanto mondo ha visto, quante persone ha conosciuto.
Fernanda Pivano sebbene fosse a contatto con un mondo facile alla corruzione, non smise mai di essere solida e ambiziosa, rivoluzionaria fino all’arresto per aver tradotto Addio alle armi di Hemingway, astemia fino a farsi insultare da Spencer Tracy per essere una presuntuosa guastafeste. A lei, e al suo insegnante Cesare Pavese, la cultura italiana deve il crollo di un muro nei confronti della letteratura americana di Fitzgerald, di Hemingway e degli esponenti della Beat generation: l’On the road di Kerouac fu pubblicato da Mondadori grazie all’insistenza di Nanda. La Pivano si interessava di cinema, architettura, musica, arte, politica. Non era solo una traduttrice, peraltro anche criticata, ma chi se ne importa se veniva accusata di essere una dilettante? Fernanda Pivano interpretava gli artisti (l’opera non è forse l’artista?) e correva qua e là per il mondo a conoscerli personalmente, e in alcuni casi a legarsi a loro per la vita – come con Hemingway.

I suoi “Medaglioni” (Skira Editore) sono appunti, “pettegolezzi” li chiama lei, piccoli ritratti in cui “non si fanno discorsi seri”. Aneddoti da raccontare ridendone a cena, per dire, tanto per il gusto di immaginare l’espressione stupita di Picasso quando firma autografi con la matita per le labbra morbida e rossa che gli passa di fretta la Pivano, o immaginare l’espressione stupita della Pivano quando, dopo una lunga chiacchierata su un aereo, Marlene Dietrich le dice “Se passo da Milano ti telefono”. E George Clooney che le sussurra all’orecchio al Festival di Venezia? Gli aneddoti sull’irrequieto – a dire poco – Moravia sono meravigliosi, “Mica è facile avere a che fare con Moravia.

Questi Medaglioni sono ritratti vivaci e freschi come la loro autrice. Lo stile ancora una volta è il suo, appassionato, divertito. Vien da pensare che sia sempre capitata nel posto giusto al momento giusto, ma la ragazza – ragazza anche a 90 anni – sapeva dove voleva stare e con chi voleva parlare… e sì, ogni tanto vogliamo leggere anche di Giorgio Armani che era generoso, di Moana Pozzi dolce e deliziosa, della grazia di altri tempi di Gorbačëv, di come Montale ispirava le poesie di Kerouac e vogliamo leggere di Marlon Brando, capace di sguardi gentili. Vogliamo sapere a chi e perché sorrideva Fernanda Pivano. Vogliamo immaginarla ridere di sé mentre scrive questi ritratti così leggeri.

Alla fine vi dico cosa ho pensato. Ho pensato che tenerezza, la Pivano, che in questi Medaglioni mette da parte i suoi miti assoluti, i suoi amici più cari ed eroi della letteratura americana per celebrare personalità differenti… salvo poi nascondere il ritratto di Kerouac dietro quello di Montale, ma soprattutto il ritratto del suo grande amico Hemingway dietro ogni volta che si presenta l’occasione. Che dolcezza!

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