Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut

Kurt Vonnegut
MATTATOIO N. 5
Peso: 171 gr.

Ma no, non è per il “Vattelapesca” del primo capitolo che viene in mente Il giovane Holden di Salinger. Non è per quello. È per lo stesso modo di togliere ogni parola inutile e lasciare che alle cose rimanga solo la propria essenza.
Così anche la guerra è puramente guerra. Inevitabile, quotidiana. Ci sono soldati, poco più che bambini, che si fanno ammazzare in guerra, sempre, da sempre. C’è davvero spazio per giudicare? Kurt Vonnegut non lo fa, e ci lascia una delle più grandi testimonianze della crudeltà del bombardamento sulla città di Dresda durante la seconda guerra mondiale, facendoci a tratti anche ridere – sì, ridere! – facendoci credere che se c’è di mezzo l’elemento fantascientifico, forse non ci stiamo prendendo troppo sul serio. Ma la fantascienza qui serve soprattutto a muovere il protagonista Billy Pilgrim nel tempo, a non darci il tempo (appunto!) di giudicare l’orrore, ma di vederlo, senza preavviso, limpido com’è. In preda a distorsioni temporali saltiamo col protagonista dal pianeta di Tralfamadore (dove gli alieni lo espongono in uno zoo) alla sua infanzia, alla sua morte, alla guerra a Dresda, e così in continuazione, avanti e indietro, le scene vengono anticipate, riprese, seguono un tempo che qui non è lineare, è totale.

“È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.”

Billy Pilgrim è un uomo comune, un ottico, nato a Ilium (NY) nel ’22, è un marito e un padre, non è un uomo molto sveglio, non si fa troppe domande, è un po’ apatico. Certo, quando viene rapito dal disco volante chiede “Perché proprio io?”, ma la risposta “Perché questo momento semplicemente è. (…) Non c’è nessun perché” gli va più che bene. Andava tutto bene, per Billy.
Billy Pilgrim è un americano medio “dall’aria stramba”, che vive esperienze eccezionali con una ovvietà che rende ai nostri occhi tutto vero. Ci dice cosa vede, con semplicità, sembra non avere un’opinione, la gente accanto a lui muore nei modi più spiazzanti, ma “Così va la vita.” – dice. Vive quello che gli capita e basta, col rischio di sembrare un pagliaccio durante la guerra, un pazzo davanti alla sua famiglia e davanti al paese. Rischia sempre molto Billy Pilgrim, pare che lo faccia ingenuamente. Si sposta in continuazione nel tempo tra il suo passato e il suo futuro. Billy è spastico nel tempo. Ci apre finestre sulla sua vita in ordine sparso, “non c’è principio, parte di mezzo o fine, non c’è suspance, né morale, né cause ed effetti”. C’è la profondità delle cose, l’essenza di ogni momento.
Anche i protagonisti quasi non sono personaggi (a parte il vecchio Derby), sono “trastulli indifferenti in mano a forze immense”, che sia la guerra, che siano extraterrestri. Rimane solo la sostanza, le cose nella loro natura. Ogni momento c’è perché è. Il tempo è come una fotografia di momenti su cui puntare gli occhi e scegliere solo quale parte osservare, e noi tutti siamo come insetti incastonati nell’ambra di ogni momento. Non c’è nessun perché.

“Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza”

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