Le città invisibili di Italo Calvino

Italo Calvino
LE CITTÀ INVISIBILI
Peso: 185 gr.

 

Il viaggio tra Le città invisibili di Calvino è indescrivibile, già lo dico. Ma ci provo.
Autore della “leggerezza” per eccellenza, Italo Calvino raccoglie una serie di ritratti di città irriconoscibili, e li inserisce in una cornice ancor più magica. Come Sherazade in Le mille e una notte, qui è Marco Polo a incantare l’imperatore con racconti di viaggio, un viaggio immaginario, un resoconto surreale per informare il signore dei Tartari Kublai Kan della grandezza del suo impero.
Racconti visionari, ritratti veri e propri che iniziano col dare ad ogni città un nome di donna, per poi descriverne l’essenza, i desideri, le solitudini, i ricordi, come fosse un animo umano. E così chi se ne importa se non pare vero di poter vivere in città concentriche, che si rifanno ogni giorno, in città che sorgono su palafitte alte fino alle nuvole… Chi se ne importa di come sono costruite? Importa la gente e quello che fa, importano i dettagli e la forza dell’immaginazione, perché ogni città è lo sguardo di chi va cercandovi qualcosa.

“D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”

Il viaggiatore Marco Polo racconta al Grande Kan di città che prendono forma dall’umore di chi le guarda, di città ragnatele sospese sull’abisso dove gli abitanti vivono certi che la rete non reggerà a lungo, di città che si costruiscono in eterno per evitare il momento della distruzione. Le città di Calvino non sono solo l’architettura, le città di Calvino sono fatte di “relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato (…); l’altezza di quella ringhiera e il salto dell’adultero che la scavalca all’alba”, di questo sono fatte le città.
La cornice di questi racconti non è da meno in termini di poeticità, immaginare Marco Polo che racconta all’imperatore dei suo viaggi è se possibile un’esperienza ancor più sognante, una realtà ancor più leggera dei piccoli viaggi di fantasia dell’esploratore che, stuzzicato da Kublai Kan…

           

  Dimmi ancora un’altra città, (…) Ne resta una di cui non parli mai.

Marco Polo chinò il capo.

–  Venezia, – disse il Kan.

Marco sorrise. – E di che altro credevi che ti parlassi?

L’imperatore non batté ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.

E Polo: Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.

(…) Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo.”

(assomiglia al giovane Holden, questo Marco Polo).

Le città invisibili è un’opera d’arte che riguarda tutti, “Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere”. Calvino ambienta questo capolavoro totalmente nella fantasia… di ognuno di noi, facendoci credere di avere le chiavi di ogni città, regalandoci un linguaggio che è una poesia, tra le più leggere e belle della letteratura italiana.

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