LE balene lo sanno di Pino Cacucci

Pino Cacucci
LE BALENE LO SANNO
Peso: 189 gr.

Sarà che il primo capitolo si intitola “Chiamatemi Ismaele” (richiamo a Moby Dick, che per me è una culla), sarà che chi me l’ha consigliato mi ha aperto gli occhi sui miei grandi sogni… questo libro per me è importantissimo.
Pino Cacucci: dopo un anno di questa rubrica torno a chi mi ha aiutato a immaginarmela (erano i tempi di ¡Viva la vida!).
Le balene lo sanno è il racconto di un viaggio nella Baja California – la California messicana – la più lunga penisola del mondo incastonata nell’Oceano Pacifico. Una terra che l’autore conosce molto bene e che questa volta ripercorre al contrario, da sud a nord, da La Paz a Mexicali. Una terra fertile di leggende raccontate da voci che non hanno nessuna fretta. Una terra dove la parola ‘selvaggio’ non è sinonimo di ‘inospitale’, ma il suo contrario; una natura travolgente eppure “Nessuno si fa male, gli umani si divertono e i volatili si ingozzano. Poco distante, le balene volteggiano e fanno le capriole, soffiando alito vaporoso.”

Il viaggio di Pino Cacucci è, ancora una volta, un intrecciarsi di personaggi non vincitori e di grandi protagonisti della storia, esploratori, corsari, re e regine, che rivivono grazie ai racconti di barcaioli, scrittori, vagabondi, tra una distesa di cactus e un’eclissi di Luna totale, alla guida di una Dodge Durango, che “Ha il cambio dolcemente automatico e va piano”. Anche lei.
Luoghi che sembrano dimenticati, ma che vivono di memorie: paradisi terrestri (finché la quiete non diventa assordante) e piccole città come Ensenada, a nord, patria dei surfisti (e del cocktail Margarita), che “non è bella, ma ha un’aria trasandata da divertimentificio rilassato, fatto più di cantinas che di discoteche”.
Cacucci ama i protagonisti di queste terre, le loro storie inserite nei loro “silenzi lunghi intere giornate”, ed è quando l’umanità si intreccia con la natura che lo scrittore fa uscire dal libro entrambe le sue mani per bloccarti con la faccia sulle parole finché non ti gira la testa e ti tocca venire a galla a prendere grandi boccate d’aria… come le balene. È esattamente a metà del libro che Cacucci ci fa sentire di dover risalire per riprendere fiato, quando scrive, appunto, delle balene, di cosa si provi vedendone una:

è un’emozione unica, la sensazione di percepire qualcosa di atavico, di primordiale, di cui non riusciamo ad afferrare il senso. È l’inquietudine che ci pervade quando la razionalità non può spiegare nulla.

Le balene, così vicine agli abitanti di queste terre nel mare. Una imponenza tale da poter distruggere vite con un leggerissimo movimento di pinna eppure, una gentilezza e umanità tale che “ogni tanto sembra che vogliano insegnarci a stare al mondo…”
I comportamenti delle balene fanno pensare che siano molto più evolute del genere umano, hanno un cervello più complesso del nostro, un’intelligenza che mai e poi mai utilizzerebbero per distruggere e dominare, sanno comunicare a distanze straordinarie, formano gruppi sociali senza bisogno di gerarchie. E poi cantano, i maschi delle megattere cantano, forse per corteggiare, o forse perché è bello farlo. E non c’è marinaio che non ne sia rimasto ammaliato, dal canto delle balene. Il genere umano si sa, non sempre è nobile con certe forme di vita, ma per fortuna “le balene lo sanno, che non siamo tutti uguali e, sebbene abbondino le carogne, tra noi ci sono tanti ben disposti nei loro confronti. Sì, le balene lo sanno.

__
Tutti i libri di LEGGERE LEGGERO sono disponibili qui!