L'apicoltore di Maxence Fermine

Maxence Fermine
L’APICOLTORE
Peso: 176 gr.

È senz’altro per via della primavera che “Leggere leggero” si tinge di sole, di miele, di oro.
Un libro che scalda sempre, L’apicoltore, ma in primavera c’è che l’aria che respirate è evocativa, sa di fiori e di viaggi da organizzare, e allora questa storia, così lontana, vi sembrerà più vostra.

Maxence Fermine dipinge. Non scrive, dipinge.
Le sue storie sono piccole e finite, tanto da stare in un quadro. Dipinge perché usa i colori per raccontare una storia e questa ha un colore prezioso.

Il protagonista ha un nome dorato, si chiama Aurélien e fa l’apicoltore in un piccolo paesino della Provenza, alla fine dell’800. È un giovane sognatore destinato a diventare un grande cercatore d’oro e lo capisce dopo che un’ape volando via dal palmo della sua mano gli lascia un alone come di polvere d’oro. Inizia però prima a sognare il miele, il bene per lui più prezioso. Finché una notte gli appare in sogno una donna africana, con la pelle color dell’oro, e Aurélien si convince che deve raggiungerla.

Aurélien non aveva chiaro in mente cos’andasse a cercare laggiù, ma sapeva che il suo destino era di cercare qualcosa. Qualcosa che aveva il colore del sole.
E quel sole era forse l’Africa.

Inizia così un viaggio lungo e pericoloso che lo porta a trovare la donna e in qualche modo anche l’oro, ma soprattutto che lo porta a trovare se stesso.
L’apicoltore fa parte della Trilogia dei Colori, una raccolta di tre testi (Neve e Il violino nero sono gli altri due) che Maxence Fermine usa come tavolozze per dipingere delle storie. L’apicoltore ha parole che sono colori che scaldano, che brillano, che infiammano i sogni. E poi c’è moltissimo blu, quello della lavanda della Provenza, quello del mare per raggiungere l’Africa, il blu che è in funzione dell’oro, essendogli complementare, facendone risaltare la luce.

È una prosa poetica quella di Maxence Fermine, un dipinto di parole, la storia procede grazie ai colori.

Scivolando sulle acque del Mediterraneo, Aurélien pensò che intorno a lui tutto era disperatamente blu. Un blu screziato di selce, della freddezza lunare. Soltanto al crepuscolo riuscì a ritrovare la propria serenità. Quando il sole, come un’ape rotonda, annegò nel mare rendendolo tutto d’oro.

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