La questione più che altro, di Ginevra Lamberti

 

Ginevra Lamberti
LA QUESTIONE PIÙ CHE ALTRO
Peso: 199 gr.

 

«Oggi mi sono alzata dal letto», e fin qui… Così iniziano i capitoli del romanzo di esordio di Ginevra Lamberti, così e in altri modi simili a questo, che ci fanno pensare che beh, il primo sforzo della giornata è stato quanto meno fatto, il resto della giornata è fatica, la fatica di spostare lo sguardo dal muro di casa quando hai trent’anni, vivi in un paesino e non è che fuori ci siano molte speranze e allora tocca alzarsi almeno dal letto e persino laurearsi e trovarsi un lavoro, ma senza troppe ambizioni, sia chiaro, perché nella valle in cui vive Gaia conosce solo il concetto di monotonia.

La questione più che altro è un romanzo in cui più che altro pare non succedere molto. Ma accade tutto ciò che accade ai trentenni come la protagonista, o almeno a quelli che «se lavoro ad abbastanza serate di catering magari riesco a mettere via abbastanza soldi per partire e fare il giro del globo, tutto dritto da est a ovest, giro il globo in orizzontale e lo taglio, magari si apre e dentro ci trovo che cosa mi manca». Non succede molto, ma fa un sacco ridere. Ginevra Lamberti descrive la desolazione di una generazione con una penna affilata che va dritta a stimolare quella zona del cervello che scatena la risata.
La questione più che altro ti fa sentire la morte dentro, vivere dove «fuori dalla porta di casa non c’era Manhattan bensì la valle dove vivo», contare i giorni che mancano a Natale, movimentare la propria vita con qualche crisi di panico notturna, lavorare in un call center e poi come “cameriera” che poi cameriera non è, perché è “entriera di gente” ovvero quella che fa entrare la gente nel ristorante, ma da spiegare è complicato, allora si dice “cameriera” ma non ditelo ai camerieri se no si offendono. E poi la famiglia, nella fattispecie nonno-di-giù, nonna-di-su, genitore e genitrice… che già chiamandoli l’autrice così, a me non rimane molto da spiegare.

Personalmente mi riservo di pensare che tra tutte le cose che “non accadono” l’autrice voglia invece nasconderci qualcosa che accade, eccome: alla fine un tesoro viene scoperto. Ma questa è la trama, e abbiamo finito lo spazio per la trama. Parliamo di tecnica, che è la cosa più speciale di questo libro: una sgrammaticatura totale dei dialoghi, che la Lamberti appiattisce come la valle in cui vive, toglie la punteggiatura esatta e lascia l’essenziale. Un cinismo eccezionale, che a volte ti vien da pensare dai, è esagerato, ma se sei onesto neanche tanto ed ecco che quel che sembra grottesco in realtà è drammaticamente vero. Frasi che credi arriveranno a una soluzione e invece no: tragedia. Punto. Fine.

Insomma, il risultato è che il lettore parte pensando che non ci sia molto da prendere da una storia così, ma poi ecco che si trova con molto da ridere e molto da pensare.

Edito nottetempo, La questione più che altro è presente nelle librerie solo da un mese e fa già molto parlare di sé.

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