La commedia umana di William Saroyan

William Saroyan
LA COMMEDIA UMANA
Peso: 171 gr.

Parleremo di sciogliervi il cuore, ve lo dico!
Il primo capitolo si intitola “Ulysses”, è lungo poco più di una pagina, ed è una carezza. No, non importa che voi siate dei duri, stiamo parlando di quelle cose che fanno luccicare gli occhi di tutti, come il ricordo delle caramelle Rossana nel centrotavola dei nonni. Ulysses è un bambino e alla fine del primo capitolo è un’immagine di cui non potrete più fare a meno per il resto della vostra vita. E ci scommetto, l’autore sta dietro al suo sguardo: William Saroyan – scrittore americano di origine armena – si muove in questa storia attraverso il piccolo Ulysses, curioso, semplice, sempre sorpreso.

La commedia umana è un libro delicato, ingenuo, dolcissimo. Ambientato a Ithaca, California, con tutto ciò che questo comporta in termini di colori sullo sfondo. Il protagonista è Homer Macauley, un ragazzino che, orfano di padre e con un fratello partito per la Seconda guerra mondiale, assume il ruolo di capofamiglia, con tutta la forza e l’entusiasmo dei suoi quattordici anni. Dopo la scuola Homer lavora come portalettere all’ufficio del telegrafo, è il più bravo di tutti, sulla bicicletta praticamente vola, ma alle famiglie della sua piccola città non porta sempre buone notizie dal fronte, e a volte deve frenare bruscamente il suo desiderio di crescere e di conoscere l’animo umano, e si rende conto che per certa “umanità” ancora non è pronto, ma è sulla buona strada. Ulysses è il suo irresistibile fratello di quattro anni, quello che fa le domande e i gesti che gli adulti non hanno il coraggio di fare.

“Sua madre era in cortile, gettava becchime ai polli. Aveva visto il figlio correre, saltellare, inciampare e volare per terra. Lui era arrivato tranquillo e sicuro, buttando un occhio al cesto delle uova di gallina accanto a lei. Si fermò un istante, poi prese un uovo e lo porse a sua madre con cura estrema. Voleva esprimerle qualcosa che un adulto non saprebbe immaginare e un bambino non saprebbe descrivere.”

I capitoli sono molto brevi e sono perlopiù ritratti di personaggi che si incrociano con la famiglia Macauley, personaggi positivi di cui si prova nostalgia, ma una nostalgia strana e dolciastra, come quella che si prova per le cose che non si ha mai conosciuto.
“Squisito”. È una parola che non si usa molto, ma questo romanzo è squisito.
Ha l’ingenuità dei bambini, è diretto quanto sognante. Fa ridere e sorridere. Fa riflettere sulle sensazioni ormai perdute e su quelle che si possono recuperare. Sullo sfondo l’integrazione, la bellezza dell’integrazione.

E Ulysses, oh… Ulysses…

“Vorrei poter essere adulto come Ulysses è bambino. Credo che sia la persona che più ammiro al mondo.” (Homer)

Se non vi ho convinto lo farà John Fante (a cui questa rubrica di certo non resisterà):

La mano di Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana: e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all’ultimo punto, all’ultima virgola.

Edito da Marcos y Marcos, La commedia umana è un romanzo del 1943, eppure racconta sensazioni che sembrano far parte dell’altro ieri di tutti noi.

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