Madre Notte
Kurt Vonnegut
Peso: 195 gr.

“Tu sei uno che fa finta di essere, quindi sta’ attento a ciò che fingi di essere”.

Leggero quanto quel filo sottile che separa il bene dal male, il vero dal falso.

Kurt Vonnegut, che sembra voglia parlare di una cosa, ma ne dice un’altra. Che dedica il libro a se stesso, ma anche a Mata Hari, danzatrice olandese e agente segreto, condannata a morte. Che solo in Madre notte dice di aver trovato una morale, certo non meravigliosa, ma l’ha trovata.
È questa: “Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere.

La voce – la stessa che gli ha procurato un sacco di guai – è quella in prima persona di Howard W. Campbell jr. dal carcere di Gerusalemme nel 1961. Aspetta la sentenza, è accusato di gravi crimini di guerra. È colpevole? Sì. È stata la voce della propaganda nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il messaggio antisemita che passava incessante via radio e che entrava nella testa degli ascoltatori, nel loro cervello, nelle loro convinzioni, era Campbell che lo pronunciava.
Può esserci del bene in questo? Vonnegut ci chiede di fidarci, di ascoltare il suo personaggio, almeno.
Campbell è americano di nascita, si è trasferito da bambino in Germania e in verità sarebbe un commediografo di successo, con una moglie stupenda, tedesca, ed è circondato da nazisti che lo adorano.

“Erano persone”.

Campbell scrive di professione, conosce le parole e soprattutto – quel che piace ai nazisti – parla inglese: può diffondere il loro credo Oltreoceano. Quel che Campbell in verità non sarebbe, è esattamente quello per cui tutti lo conoscono: un nazista. Diventa l’idolo della Germania di Hitler ma forse stava fingendo tutto.

“Io, come speaker radiofonico, avevo sperato di essere soltanto ridicolo, ma viviamo in un mondo in cui essere ridicoli non è facile; ci sono troppi esseri umani che non vogliono ridere, che non riescono a pensare; vogliono soltanto credere, arrabbiarsi, odiare. Troppa gente aveva voluto credere in me”.

Sarebbe così meno colpevole?

È il capitolo Auf Wiedersehen che ti fa sgranare gli occhi, fin’ora ci eravamo soltanto chiesti se, nonostante tutto, farcela una risata. Con un po’ di amaro in bocca quando, nei primi capitoli, lo stile di Vonnegut tratta il tema della persecuzione nazista. Quale stile? Quello maledettamente satirico, che ti fa accennare un sorriso a denti stretti – di più non si può, dai – con gli occhi che si devono staccare un attimo dal testo come per nascondersi dalla vergogna per prenderla così alla leggera.

L’autore sa quello che fa, è tra i più grandi scrittori americani del Novecento, e sa che farci sorridere è il modo migliore perché ci faccia un po’ più male, questa storia.

Insomma alla fine? Colpevole o innocente?

Non mi impiccarono. Ero colpevole di alto tradimento, avevo commesso crimini contro l’umanità, contro la mia coscienza, eppure fino a oggi sono riuscito a scamparla.

Insomma è questa la fine? Col cavolo! Questo è l’inizio del capitolo Auf Wiedersehen, la storia è appena cominciata, ed è il momento in cui l’autore vi mozza per la prima volta il respiro e nemmeno ve ne accorgerete di riprenderlo solo a libro finito.
Nel mezzo la pazzia di un mondo nelle mani di un uomo che voleva solo recitare in un dramma grandioso, per ingannare la Germania e non solo. La guerra è lo sfondo, l’orrore nazista anche.
Questa è la storia folle di Howard W. Campbell jr. che si è ritrovato protagonista della scena.

Perché diavolo quel Frank Wirtanen, che lui chiama “la mia fata turchina” non arriva a salvarlo dal carcere di Gerusalemme? Perché non viene a testimoniare che in fondo Campbell è solo uno che “ammira i cuori puri e gli eroi… che ama il bene e odia il male… che crede nelle avventure cavalleresche”?

Madre notte, il film con Nick Nolte

Dal libro, edito Feltrinelli per l’Italia, è stato tratto anche il film Confessione finale interpretato da Nick Nolte nel 1996.

Dite quel che volete del sublime miracolo di una fede senza dubbi, ma io continuerò a ritenerla una cosa assolutamente spaventosa e vile.

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Di Kurt Vonnegut ne abbiamo già dette tante (una selezione qui)… ma non ne abbiamo mai abbastanza.