Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti

Paolo Cognetti
IL RAGAZZO SELVATICO
Peso: 179 gr.

Sono quasi certa che se anche non si ha mai letto il libro o visto il film, tutti conoscono quanto meno la sensazione dell’espressione “Into the Wild”: rifugiarsi nelle terre estreme, scoprire con la solitudine i molteplici “io” racchiusi dentro di sé, «chiudere la vita in un angolo e ridurla ai suoi minimi termini».
Paolo Cognetti ci deve provare, a trent’anni e con qualche delusione, a ritrovare un punto di partenza e allora si libera di tutto ciò che Milano gli ha messo addosso fino a quel momento, per recuperare il ricordo del sé più felice, quello di un ragazzino che passava le estati a mescolare mani e corpo con la natura.

Scappa da sé, ma solo per ritrovare, di sé, la parte più antica e profonda.

Raccoglie qualche ispirazione, le bellissime poesie di montagna di Antonia Pozzi, la storia di Chris McCandless, le opere di Thoreau e Mario Rigoni Stern, le canzoni di De André, e parte per le Alpi, per stare da solo in una baita non lontano da quella in cui era cresciuto («mai tornare dove sei stato felice, dicono i saggi, però dà un certo conforto sapere che i tuoi ricordi sono lontani solo un paio d’ore a piedi»).

Paolo Cognetti ritorna ad essere “il ragazzo selvatico” che era, riprende confidenza con la sua fisicità, «ridendo da solo e abbandonandomi all’istinto di gridare… questa gioia di avere un corpo» dice, ed è buttandosi giù, scivolando, cadendo e rialzandosi che accade ciò che sembra una contraddizione: nella sua ricerca della solitudine, le persone che incontra lassù diventano la cosa più importante. I rapporti umani sono più intensi quando attorno c’è molto silenzio, e così i vicini Gabriele e Remigio diventano persino protagonisti della cosa più buona che Paolo crede di aver combinato in questa avventura.

Che le lettrici non si infastidiscano per il fatto che sia un libro perlopiù “maschile”, con una voce da uomo, con amici e maestri solo uomini, e che di donne non si parli quasi mai. Paolo Cognetti ha già scritto molto sulle ragazze (e con grande successo), di solito lo fa persino con più serenità, ma questa è la sua personalissima storia, lasciamo che sia virile e ruvida e senza troppi giri di parole, perché per un autore così riservato parlare di sé deve già esser stato piuttosto scomodo. Lasciamo che sia un libro “maschio” e per una volta le donne osservino la bellezza dei legami che gli uomini sanno costruire.

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