Il negozio dei suicidi, Jean Teulé

 

Jean Teulé
IL NEGOZIO DEI SUICIDI
Peso: 275 gr.

Se tenete questo libro sul comodino, chiudete bene a chiave in un cassetto ogni tipo di morale, perché qui non ce n’è, e se vi fate prendere dall’etica e dai buoni princìpi, si perde il senso dell’umorismo di uno dei romanzi più cinici degli ultimi anni. “Il negozio dei suicidi” mette in scena una situazione inconcepibile. Con brillante ironia, Jean Teulé affronta il tema della morte, sfonda i limiti del paradossale e diffonde per tutto il romanzo un esilarante effetto comico.

Da generazioni la famiglia Tuvache gestisce un negozio diciamo di oggettistica, un vasto assortimento di prodotti per aiutare gli aspiranti suicidi a non fallire. Idee originali e letali, curate in ogni minimo dettaglio da papà Mishima, mamma Lucrèce e i due figli depressi Vincent e Marylin – ogni riferimento a nomi di celebrità suicide non è puramente casuale. E così ogni giorno si apre la bottega col motto “Morti o rimborsati!” ma in genere nessuno torna a lamentarsi. Corde di diversi materiali, pallottole, veleni, serpenti, spade per i più sportivi e scenografici, lamette, bidoni di napalm, tutto il necessario per migliorare la statistica: un suicidio ogni quaranta minuti, centocinquantamila tentativi, dodicimila morti. E alla domanda: “Non fate servizio a domicilio?” Mishima Tuvache risponde: “Non siamo mica degli assassini. Se ne rende conto da solo, è vietato. Noi forniamo tutto il necessario ma poi ognuno se la vede per conto proprio.”
A irrompere però nella quiete funerea dei Tuvache un giorno arriva Alan, nato dal desiderio dei genitori di testare un nuovo articolo: il preservativo bucato per contrarre malattie veneree.
Alan preoccupa i genitori sin dai suoi primi giorni, già nella culla presenta gravi sintomi di un disturbo inquietante, Alan sorride alla gente e crescendo Alan sorride sempre di più alla vita, è affetto da felicità e buonumore e regala sorrisi a una clientela che rimane destabilizzata, una vera disgrazia per l’attività della famiglia Tuvache.
La storia scorre veloce, il ritmo è costantemente esilarante, si ride e si gira pagina, si ride e si gira pagina e si ride ed è finito il libro, e tu sei ancora lì che ridi ma non sai bene se è giusto.
Uno stile limpido, personaggi talmente definiti da sembrare disegnati, un’ambientazione surreale, solo l’esperienza di un vignettista come Jean Teulé poteva far scorrere senza ostacoli l’ingranaggio di una trama così assurda. È tutto normale per l’autore: la morale al contrario senza un battito di ciglia.

Dal libro è stato tratto un film animato. L’Italia è l’unico Paese in cui talmente si è discusso di morale che è stato tolto dalle sale cinematografiche. Amen.