Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid

Mohsin Hamid

IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE

Peso: 141 gr.

«Chiedo scusa, signore, posso esserle d’aiuto? Ah, vedo che l’ho allarmata. Non si faccia spaventare dalla mia barba: io amo l’America.»

Inizia così Il fondamentalista riluttante, e già alla terza riga siamo spacciati: inchiodati a quello che è uno dei più geniali monologhi drammatici degli ultimi tempi. Un io narrante che racconta la sua storia a un qualcuno di non noto, ma presente nella scena.

Changez è il giovane narratore pakistano, e il suo interlocutore lo conosciamo attraverso il suo sguardo e sappiamo solo che è americano, e anche Changez un po’ lo è: laureato con lode a Princeton, crede nel principio tutto statunitense della meritocrazia, e New York crede nella sua brillante capacità di analista finanziario. Insieme a Erica, la sua fidanzata americana, frequenta l’alta società di Manhattan e non si chiede mai se non stia facendo parte di una guerra economica tra due paesi che rappresentano entrambi la sua identità. Un unico punto di vista per raccontare un evento tragico, l’11 settembre 2001, ancora troppo vicino a noi perché lo si possa vedere senza rabbrividire dallo sguardo di chi dice, sorprendendosi, «Vidi crollare prima una e poi l’altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi». Ed è sempre attraverso le parole di Changez che vediamo il suo misterioso interlocutore (ma anche noi stessi) assumere espressioni di disprezzo, di diffidenza, di sfida di fronte alla confessione di un possibile fondamentalista che nel dubbio di non sapere da che parte stare si lascia andare all’istinto di provare inconsapevolmente compiacimento per lo “smacco” agli Stati Uniti, e sempre d’istinto provoca chi lo circonda con piccoli gesti quali farsi crescere la barba, che agli occhi di tutti lo fa apparire per la prima volta “arabo”, con tutto ciò che consegue in una New York ferita e con la sete di vendetta.

Una lettura ricca di simbolismi, una struttura narrativa che non lascia mai uscire dal vortice di tensione creato dalle parole di Changez, un’esposizione chiara, un tono di voce che immaginiamo pacato, nel caffè del vecchio mercato di Lahore, la sua città. È come se anche noi fossimo stati fermati da quell’iniziale «Chiedo scusa, signore, posso esserle d’aiuto?» e non fossimo riusciti a smettere d’ascoltarlo, perché Changez è un po’ minaccioso è vero, ma è di una gentilezza deliziosa, un amabile padrone di casa che ci offre del tè, non possiamo far altro che aspettare di capire fin dove vuole arrivare.

Istruzioni per l’uso: trattenere il respiro quando vi resteranno tra le mani le ultime pagine per arrivare al punto finale con un po’ di fiato… vi servirà!

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