Bartleby lo scrivano di Herman Melville

 

Herman Melville
BARTLEBY LO SCRIVANO
Peso: 114 gr.

“I would prefer not to”

Bartleby è da far saltare i nervi. Intendiamoci, poi si finisce a volergli un sacco bene, e a perdonargli quel suo atteggiamento per cui vorremmo entrare nel libro e scuoterlo e urlargli “PARLA!”, ma prima è da far saltare i nervi.
Bartleby lo scrivano è un racconto breve di Herman Melville che, dopo la fatica di Moby Dick e le clamorose critiche, si dedica a questo personaggio così mite, impassibile, rassegnato.
Si vuole sempre di più, a volte si chiede, spesso si pretende, si danno ordini e consigli che si accettano o si respingono, sempre con l’intenzione di cavarsela in qualche modo. Si rifiuta il rifiuto. Oggi e ovunque, ma anche a metà dell’Ottocento a Wall Street, quando un avvocato cercava semplicemente uno scrivano, e al suo ufficio si presentò Bartleby, un “immobile giovanotto”, un copista dall’aspetto penosamente rispettabile, che si mise subito al lavoro con precisione e diligenza. Non doveva fare altro che ricopiare a mano i documenti. Finché un giorno, alla richiesta di sistemare un’urgenza, Bartlebycon voce singolarmente mite, ma ferma, replicò: Preferirei di no”.

Ora immaginatevelo di dire “Preferirei di no”, immaginatevelo per qualsiasi richiesta vi venga fatta.
Non è come dire “No”, non è come dire “Sì” ovviamente, ma non è nemmeno un rifiuto, è solo una preferenza. È scegliere. È il modo più forte per prendere una posizione, per sottolineare la propria presenza (fin’ora rimasta sbiadita, scialba, appena dignitosa).
E ora provate a immaginare di dover affrontare qualcuno che vi dice “Preferirei di no”. Viene anche da ridere.

Esegui il tuo lavoro – Preferirei di no.
Sii un poco ragionevole – Al momento preferirei non essere un poco ragionevole.
Sei licenziato – Preferirei di no.
Vattene – Preferirei di no.
E state certi che quello va avanti a fare ciò che stava facendo prima, eh.
Bartleby, a forza di preferire di no, viene denunciato per vagabondaggio.

Ah, Bartleby! Ah, umanità!

Vien voglia di prendergli le spalle tra le mani e scuoterlo, per tutto il tempo, per tutto il tempo che crediamo sia finalmente lì lì per esplodere, ma Bartleby è già esploso. Cosa deve aver passato una persona per rispondere che preferisce di no ogni volta che gli si chiede di fare qualcosa di diverso da quello che sta facendo? Melville ce lo dice alla fine, o forse preferisce di no, di non dircelo precisamente. E se ne nessuno ce lo dice, finiremo per dircelo da soli, che forse tutto questo rifiuto è contro chiunque provi a comandarci, contro le pressioni della società. È difficile concepire una protesta in questi termini così garbati, eppure l’effetto di tanta impassibilità di fronte a un ordine è ancora più spietato. Ci vuol coraggio a rimanere immobili anziché opporsi, ci vuol coraggio a dominare l’indifferenza, ad ammettere di non avere niente più da dire. Ci vuol coraggio per Bartleby – o per Melville? – a preferire di non scrivere.

 

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