Ho un’idiosincrasia verso gli sprechi, specialmente quelli alimentari.

Poco male se questo mi obbliga a finire sempre quel che ho nel piatto, ma mi sento molto in colpa quando nel frigo scopro forme di vita “marziane” (leggi: muffa) su avanzi di cibo, o peggio su cibi una volta sani e che ho tragicamente trasformato in mostri.
Il migliore antidoto a tutto ciò è semplice: fare la spesa in maniera ragionata, comprare pensando a come utilizzare gli alimenti, a come e quando cucinarli e soprattutto calcolando i tempi di conservazione.
Tuttavia capita che da un pranzo di famiglia, da una serata tra amici o da un forfait a pranzo rimangano dei cibi già cucinati.
Come fare per recuperarli in maniera creativa, se non ci piace la solita minestra riscaldata?
Vi dò qualche suggerimento.

– Pasta:
Se vi siete accorti di averne cotta troppa, non disperate: scolatela bene sotto l’acqua corrente, conditela con dell’olio e conservatela fino a uno o due giorni in contenitori ermetici, sarà la base per un’ottima insalata di pasta fredda, o per della gustosa pasta al forno semplicemente aggiungendo sugo e mozzarella.
Se invece vi avanza pasta già condita pensateci prima di darla al cane: sarà una gustosissima frittata con la semplice aggiunta di uova sbattute.

Arrosti un po’ stopposi, polli di rosticceria non terminati, tutto può diventare polpetta! Tritate e disossate bene la carne, amalgamatela con dell’uovo e del pane duro ammollato nel latte, aggiungete a piacere parmigiano, prezzemolo o verdurine lesse schiacciate et voilà, fritte o cotte nel brodo non vi faranno rimpiangere il piatto originario.

A proposito di brodo: oltre ai classici carote, sedano e cipolla potete buttare nell’acqua fredda anche gli “scarti” di altre verdure, come i gambi degli spinaci, le parti esterne del finocchio, le foglie esterne della verza, ovviamente evitando le parti rovinate o macchiate.

Riciclare gli avanzi può diventare anche un’arte tramandata nei secoli: ne sono un esempio le Virtù Teramane, piatto corroborante e ricco di significati rituali che si cucina un solo giorno all’anno, il Primo Maggio, e che crea una splendida sinergia tra le rimanenze dell’inverno e le primizie della primavera.