Fantasia morbosa e creature fantastiche.

Shary Boyle (1972) è una pittrice, scultrice, performance artist e videomaker canadese.
Sono le favole, le turbe infantili e adolescenziali, la filosofia, la morte, la famiglia, il femminismo, la sessualità i temi che definiscono i suoi lavori, prima (sino al 2007) resi attraverso la pittura, e successivamente espressi nelle piccole sculture che l’hanno resa celebre.

Queste sculture dai colori eterei e delicati, e i dettagli intricati e finissimi a cui ci hanno abituato le scenette in porcellana che solitamente troviamo sui centrini delle zie rivelano in realtà qualcosa che non potrebbe essere più lontano dalle ambientazioni pastorali di contadinelle, agnellini e cestini di fiori: esseri chimerici tratti da favole antiche o stereotipi dei nostri tempi, magari deformi o mostruosi, spesso nudi, intrecciati in una scenografia a volte violenta carica di risvolti mitologici, filosofici, pornografici e di contorsioni e turbe psicologiche.

Opere critiche, incantevoli e ironiche spesso allo stesso tempo che fanno leva sulla vulnerabilità e le disfunzioni dell’essere umano attraverso una violenza sublimata nell’estetica di un materiale, la porcellana, dal carattere diametralmente opposto.