Leincantatrci_Cosebelle_01

Pare che quando le spiagge si riempiono e ci si veste leggeri, spogliandosi dello stress dell’anno appena trascorso che scivola via nelle acque cristalline delle vacanze, venga voglia di letture distensive. Da Novella 2000 ai romanzetti Harmony e soft porn, i lettini dei bagnanti bisbigliano storie d’amore felice, racconti a lieto fine, narrazioni rilassanti da intervallare al più difficile dei Bartezzaghi.

Sarà che non so stare senza un pizzico di tensione, sarà che leggo all’ombra, sdraiata sulla pancia, lontano da cocenti raggi del sole, sarà pure che ho sviluppato un vero e proprio talento per complicarmi la vita, ma a me d’estate succede il contrario. Voglio intrecci complessi, linguaggi da decifrare col vocabolario, storie disturbanti, che lasciano ferite e mi riportano al buio, quando intorno c’è troppa luce.

A quelli come me consiglio allora un bel libro pubblicato da Adelphi: Le incantatrici dei francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac. Una storia torbida che esamina il concetto perturbante del doppio, attraverso la creazione di due ammalianti gemelle identiche. Bellissime e pericolose come solo le femmes fatales sanno essere, le gemelle appaiono come un sogno – o forse un incubo – al funerale del padre del protagonista, un famoso prestigiatore, noto per le sue illusioni al confine tra magia e realtà.

Le due donne, come uno specchio che fa da porta tra la realtà e un altro mondo, iniziano il protagonista alla magia, complice una madre manipolatrice e oscura che muove le anime delle persone come pedine di un gioco perverso. Su questa scacchiera si innestano le grandi coppie di contrari dell’esistenza, che si alternano sui corpi delle gemelle come un’altalena di ruoli: Amore e Morte, Realtà e Illusione, Innocenza e Colpa.

Un teatro e un gioco delle parti che cattura come un sortilegio e fa dimenticare ogni contesto, persino quando il mare è calmo e tutto sembra facile, in un inizio luminoso di vacanza che si tinge di dark.