LE COSE CHE AMO - Illustrazione di Emilia Patrignani

LE COSE CHE AMO – Illustrazione di Emilia Patrignani

Chi di voi non ha mai letto Italo Calvino alzi la mano. Ok, nessuno.
Ora, chi ha letto Italo Calvino e non lo ha amato alzi la mano. Nessuno, di nuovo.
(Scherzi a parte, avete alzato la mano?)

Bene, possiamo cominciare.

Tralasciamo, se volete, la Trilogia degli antenati che, per il solo fatto di essere imposta spesso tra i banchi di scuola subisce un’antipatia che non merita (anche se… avete mai provato a rileggerla qualche anno dopo?) per parlare di due libri che personalmente mi si sono infilati sotto la pelle:  Il sentiero dei nidi di ragno e Le città invisibili (avrei anche Italo Calvino racconta l’Orlando Furioso, ma questa è pura perversione da studente di lettere).
Il primo appartiene al filone della letteratura della resistenza, quella che racconta gli anni di lotta silenziosa, di paura, morte e disinganno; c’è un po’ di Neorealismo, e ci sono a tratti anche i Malavoglia, una lingua, tante lingue, il sogno dell’America lontana, la storia vista per la prima volta con lo sguardo innocente e dispettoso di un bambino, ai cui occhi anche una P38 diventa un giocattolo. Potremmo dire che in questo caso la differenza la faccia il punto di vista, ma il realtà è il romanzo stesso a fare la differenza.
Poi ci sono Le città invisibili, di cui è Calvino stesso a dire: “questo libro nasce un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta, seguendo le più varie ispirazioni”. Ricordi di viaggi e memorie di città visitate si trasformano in città astratte: città tristi, città contente, città dal cielo stellato e città piene di spazzatura. 55 impressioni, insomma, o sensazioni che dir si voglia. Le tiene insieme l’espediente della recensione di un viaggio in estremo Oriente fatta da Marco Polo a Kubla Khan, imperatore dei Tartari.

Il motivo per cui oggi parlo di Italo Calvino, però, si chiama Yan Nascimbene: nato in Francia come fotografo, di riscopre editore in Italia, per poi reinvertarsi regista cinematografico negli Stati Uniti. Durante tutto il suo percorso, però, non ha mai smesso di essere un illustratore: ha disegnato in tutto 300 copertine e più di 50 libri, ed è stato insignito del Grafic Award alla fiera internazionale del libro di Bologna nel 1988 e nel 1995. Cosa più importante, però, Yan Nascimbene ha illustrato tre libri di Italo Calvino: Gli amori difficili (anni ’90), Palomar (2003) e Il Barone Rampante (2005). Quello che mi ha colpito di questa storia è che illustrare Italo Calvino è sempre stato il sogno della sua vita, e con tenacia è riuscito a realizzarlo dopo diversi tentativi di approcci, lettere, fax ed e-mail ignorate e cestinate dagli agenti di Calvino.
Ora Yan Nascimbene da dieci giorni non c’è più, e mi sembra che abbia meritato a pieno titolo uno spazio tra questa nostra selezione di cose belle (nonchè un posto d’onore nella mia personalissima galleria di persone da ammirare perchè, in un modo o nell’altro, ce l’hanno fatta con le proprie forze).

nascimbene_baron1

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE

nascimbene_baron2

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE

nascimbene_baron5

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE

nascimbene_baron7

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE

nascimbene_baron8

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE

nascimbene_baron10

IL BARONE RAMPANTE – ILLUSTRAZIONE DI YAN NASCIMBENE