Paris

Se penso alla prima volta che sono stata a Parigi…

se penso alla prima volta in cui mi sono innamorata di lei…

mi viene in mente solo un ombrello scassato e delle scarpe inzaccherate proprio davanti ad una vetrina incorniciata di legno nero in Rue Saint Honorè.

Due lampadari di vetro turchese, l’aria magica di un antro di tarocchi, giocattoli e talismani.

Scaffali di vetri, statuette, quaderni e ceramiche bianche…che poi…ceramiche…sono riccioli volanti, plissé di ballerine, bellezze umane e vegetali…bianchi, ma anche no.

Biascico un francese mai studiato e scopro che le zuppiere, le tazze, i piatti…tutto quel bianco latte non è che una terra nera verniciata di bianco; essa conserva, nella bassa densità dello smalto, la sua anima scura.

Astier de Villatte disegna anche vetri, metalli, mobili…e quei quaderni?

Ohhh lui rilega anche quei meravigliosi quaderni!

Quì ogni cosa è degna di nota.

Da quì non si potrà varcare l’uscio indenni…senza lasciarvi dentro un pezzetto di noi stessi.