Prima parte.

ALIGHIERO BOETTI
(1940-1994)

Ho avuto tra le mani la fotografia della sua prima mostra alla Galleria Stein, nella sede torinese, la veduta d’insieme dei suoi primi lavori, una piccola stampa in bianco e nero, sbiadita, con un’iscrizione sul retro che ne attestava l’anno, 1967.
I primi lavori sono ready made in cui sperimenta tutti i materiali e forme possibili, proprio come i suoi amici dell’arte povera che, in quegli anni, erano in fervida attività nelle gallerie torinesi.
Come scriverà la moglie più avanti: “Per Boetti l’Arte Povera è stata una festa durata tre anni (1966-1968), non di più. Il tempo di esplorare con allegra voracità la fenomenologia primaria dei materiali più banali.”

Veduta d’insieme della mostra presso la galleria Christian Stein di Torino, 1967.
“Ping Pong” Legno, vetro, dispositivo elettrico – 2 elementi, cm 50 X 50 X 20 cad, 1966.
“Scala e Sedia” Sculture in legno, 1966.
“Manifesto” Stampa tipografica su carta, 100 x 70 cm, 1967.
“Cartone ondulato” Rotolo di cartone, 187 x 70 x 70 cm, 1966.

Si distacca dall’arte povera perché predilige la bidimensionalità delle forme e preferisce dare spazio al concetto, al linguaggio piuttosto che le performance artistiche.
I temi ricorrenti della sua vasta produzione artistica erano tutti custoditi sul muro della sua casa torinese. Il muro era un accumulazione di ricordi, racconti, ritagli di giornale, stoffe, fotografie di amici, foto di viaggi e molto altro da cui traeva costantemente nuovi spunti di riflessione per i propri lavori.Tutto questo divenne nel 1979 una mostra nel Chiostro di Gavirate e nel 1993 al Museo d’Arte Moderna di Lucerna.

L’ ossessione per il dualismo influenzò non solo il suo lavoro ma anche se stesso. Il primo lavoro fu modificare l’immagine di Adamo Kadmon del Sohar, il libro della genesi ebraica, e sostituirvi il proprio volto, che divenne poi un manifesto, affisso nel 1968 in tutta Milano, in occasione della mostra “Shaman – Showman” presso la galleria Toselli.

Nello stesso anno, produsse anche “Gemelli”, un’operazione di fotomontaggio in cui due immagini dell’ artista, pressoché identiche, si fiancheggiano tenendosi per mano.
Infine, nel 1971, fece sdoppiare il suo nome in Alighiero e Boetti.


“Shaman/Showman” stampa litografica; ed. 35 esemplari firmati e numerati, 70 X 50cm, 1968
“Gemelli” stampa fotografica; ed. 50 esemplari firmati, 15 X 10cm, 1968.

Sempre nel 1971 fece il suo primo viaggio in Afaganistan, un paese che visiterà due volte l’anno dove verranno prodotti i suoi arazzi più famosi. In primo, di quell’anno fu “Mappa”.La riproduzione di un planisfero politico in cui, ciascun territorio viene ricamato, secondo la tradizione del luogo, con i colori e i simboli della bandiera di appartenenza.

La prossima settimana il seguito della storia. Nel frattempo ecco il video estratto dal film/documentario sul suo lavoro: “Niente da vedere niente da nascondere”.