Seconda parte.

Avevamo lasciato Alighiero e Boetti a Kabul, dove si integra così perfettamente nella città che decide di aprire un albergo, ONE HOTEL. In una intervista dichiara : “Per me, creatività è anche fare un albergo”. Il suo miglior amico era Renè, un gufo addomesticato che viveva nel giardino sul retro.

Al ritorno a Roma, delega ad altri la produzione delle famose opere a biro. Sono fogli di cartoncino ricoperti interamente di trattini verticali fatti con le panne biro. In alto, al centro sono posizionate le lettere dell’alfabeto, sotto e in corrispondenza delle lettere, vengono sistemate una serie di virgole, che svelano il titolo dell’opera: “Mettere al mondo il mondo” (1972-73). Un’opera a prova di spia.

“Boetti credeva nelle potenzialità creative dell’alfabeto e delle lettere che compongono i nomi… Non era forse magico il quadrato di “Far quadrare tutto”o quello di “Divine astrazioni”? Accettava meravigliato l’ipotesi che la Creazione fosse avvenuta secondo le regole di un linguaggio universale e che la potenza divina avesse ubbidito ai criteri combinatori simili alla formazione delle parole con le lettere.”
Ne nascono così i famosi quadretti ricamati (1973), in cui il quadrato magico racchiude la complessità del linguaggio.

Ma il lavoro più affascinante della sua produzione sono i Viaggi postali. Un tema che nella storia dell’arte ha conquistato molti artisti che, in diverse modalità, hanno voluto mettere alla prova il servizio postale del paese di appartenenza.
Come viene spiegato bene alla fine del video, Boetti scriveva una prima lettera al suo amico Lawrence Weiner sbagliando intenzionalmente indirizzo. La lettera ovviamente tornava a lui, che la inseriva in una busta più grande e la rispediva ad un altro indirizzo sempre errato. Un lavoro che inizia nel 1969 e conclude nel 1975 utilizzando anche le cartoline della mole antoneliana.

Per maggiori informazioni:
Archivio Alighiero Boetti
Fondazione Boetti