(Nella loro lingua).
Questa volta non vi parlo di Londra, ma del mio nuovo blog, che si intitola L’Arte spiegata ai Truzzi (nella loro lingua). A Roma si chiamano coatti, ma truzzi si capisce in tutta la penisola, spero. Il blog però parla romanesco, perché Roma è la mia città. L’idea del blog, tuttavia, mi è venuta a Londra (vedete che alla fine sempre lì andiamo a finire?). Passeggiavo per le sale della National Gallery e mi sono imbattuta in un gruppo di studenti italiani in gita. Tra loro, due truzzi commentavano tra l’annoiato e il perplesso girasoli di Van Gogh e parasoli di Monet, e ho pensato: ma non sarebbe possibile accendere in quegli occhi una scintilla di interesse e comprensione? Superare la scorza ispessita da anni di televisione spazzatura, professori disamorati, e muscia tunz tunz, e toccare i loro cuori e le loro menti? In fondo, sono solo un gradino più in là dell’Americano medio del Midwest che mi trovo di fronte quando lavoro come guida turistica e che mi chiede “Ma questa chiesa è del V secolo prima o dopo Cristo?”

E il blog è nato. Per divertimento, per gioco, senza nemmeno pensarci più di tanto. E a quanto pare è piaciuto. Non mi aspettavo tanto entusiasmo, anche da chi, non essendo romano, trova certo un pochino impervia la scrittura dialettale. Eppure con mia sorpresa ne hanno parlato giornali e siti, e in un solo mese i followers su Tumblr e i Likes su Facebook sono aumentati a dismisura, lasciandomi felice e stupita.
La formula dei post è sempre la stessa: prendere un’opera d’arte famosa, importante, preferibilmente di quelle che si studiano a scuola, e spiegarla in modo semplice e sintetico, usando un linguaggio vicino a chi legge (truzzo e non), che la renda viva. L’Apoxyomenos si paragona a Totti, gli Espressionisti agli Emo, l’astrattismo alla musica da discoteca; meditando, se è il caso, sul senso della vita e sui valori della nostra civiltà. Un po’ ardito come progetto, dite? A voi il giudizio. Spero vi divertiate a leggerlo, almeno quanto io a scriverlo