Marmi e mummie al British Museum.

“Le cose sono di chi se le merita.” Credo che questa frase di Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, risponda bene alla domanda che in molti ci siamo posti di fronte ai marmi del Partenone o alle mummie egizie conservati al British Museum a Londra; e cioè, “perché questi oggetti sono qui? Non è stato questo un furto, perpetrato da una nazione ai danni di un’altra? Non sarebbe giusto restituirli?”
Sì, anche io spesso l’ho pensato. Ma ho pensato anche a che misera fine avrebbero potuto fare le statue di Fidia se invece di essere scavate e portate via da qualche archeologo inglese, fossero state lasciati lì, in quel luogo e a quell’epoca.

Il British Museum è troppo noto perché io ve ne parli in termini informativi o elogiativi. Non hanno bisogno di presentazioni la Stele di Rosetta o la nave di Sutton Hoo. Andateci e basta, tanto già volevate farlo prima che ve lo dicessi io. E andateci a cuor leggero, senza sentirvi in colpa.
Aggiratevi tra i gruppi di scolaretti accovacciati coi loro album da disegno; tra i turisti giapponesi, italiani, francesi, arabi, americani, e di ogni dove; tra le mummie di gatti egizi e i leoni alati assiri, tra le statue greche e gli scaffali di libri scritti in tutte le lingue del mondo. Perché l’arte sta qui o lì, parla questa o quella lingua, ma appartiene sempre all’umanità intera. Il mondo è uno.