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Castelli in bilico su cascate e dirupi, baracche dai mille muri, incastrati e agganciati l’uno all’altro a formare una miriade di angoli e stanze, strane costruzioni senza un inizio o una fine che sembrano respirare, muoversi, vivere di vita propria.

Come essere finiti dritti in un sogno ad occhi aperti di Miyazaki (vi dice niente il Castello Errante di Howl?), o in un’intricata tavola di Escher.

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Si tratta invece del lavoro di un artista di Portland, Jim Kazanjian, che scegliendo da un’archivio di più di 25.000 immagini raccolte online realizza delle composizioni digitali manipolando le architetture a disposizione, utilizzando tra le 30 e le 50 fotografie per volta, a creare un’immagine distorta, straniante eppure incredibilmente realistica e suggestiva, con l’intento di scardinare l’insita oggettività di una fotografia, e di de-familiarizzare il familiare.

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