“Anybody who talks about California hedonism has never spent a Christmas in Sacramento” (Joan Didion)

Lady Bird inizia citando Joan Didion e questo, inutile dirlo, è già per me un buon motivo per amare un film che non è di Greta Gerwig ma è proprio Greta Gerwig. Per iniziare a parlare di Lady Bird, quindi, vorrei trascinarvi con me nella California di Verso Betlemme Prendila così, la California di Joan Didion.

Lady Bird come un duetto fra Greta Gerwig e Joan Didion

Citare Joan Didion non è un caso per Greta, regista di Lady Bird e attrice amata dai tempi di Frances Ha. Perché Joan e Greta hanno entrambe vissuto Sacramento e tutto quello che porta con sé stare in quella città, hanno portato sul loro corpo e nella loro arte i segni di un’adolescenza californiana seguita poi da una prima gioventù a New York per poi tornare, ognuna a modo loro, alle origini. Arti diverse, scrittura e cinema, sono diventate strumenti per Joan e Greta per raccontare lo stesso concetto di casa, la stessa voglia di interpretare quella sensazione, più o meno nota, di evadere dalla West Coast per ritrovare il significato di casa in un secondo momento. Il legame che unisce Greta a Joan, poi, è una conseguenza della lettura dei libri della scrittrice da parte dell’attrice – regista, come ha raccontato lei stessa: “I had always thought art and writing had to be about things that were ‘important,’ and I was certain that my life was not at all important. But her writing, so beautiful and clear and specific, was about my world.” And Lady Bird is even more so. 

Lady Bird come fosse il prequel di Frances Ha

Un’introduzione, questa, forse un po’ troppo trascinata dalle letture più amate dalla sottoscritta ma essenziale per osservare Lady Bird dal corretto punto di vista e per raccontare lei, Greta Gerwig, attrice prima e regista ora, che con questo film sembra voler raccontare un periodo della sua vita prima che diventasse la stella di una delle pellicole più amate di Noah Baumbach. Perché Lady Bird è quel mondo in cui Greta Gerwig ha vissuto prima di arrivare in Frances Ha, prima del suo pezzo di vita a New York. È Greta Gerwig e tutti i nostri ultimi mesi dell’ultimo anno delle superiori, quell’arco di tempo che ti prepara a lanciarti dove i tuoi sogni corrono, quello che ti chiede “Sei pronta? È il tuo momento!” e tu fissi terrorizzata le pagine del tuo diario, sperando di trovare il coraggio di fare tutto ciò che è necessario imparare prima di arrivare dove stanno i grandi.

The only thing exciting about 2002 is that it’s a palindrome.

Lady Bird come il tentativo di piacere a tutti i costi

Lady Bird vive a Sacramento, accetterà il suo vero nome – Christine – solo una volta arrivata a New York. Ma questa è la fine e noi siamo all’inizio della storia, un racconto che sin dalle prime scene cominciamo a capire come si svilupperà ma che continuiamo a guardare, con gli occhi sgranati, e con una mano che comincia a stritolare l’altra. Lady Bird, interpretata dalla splendida Saoirse Ronan – adorata in Brooklyn ma anche in Grand Budapest Hotel, è per tutte noi il tentativo di fare quel passo in più, di provare ad arrivare ai piani alti della società collegiale senza riuscirci, ovviamente, ma col desiderio di provare a mettersi in gioco, di capire quali siano le nostre fragilità nel modo peggiore possibile: ignorandole e stravolgendole come ognuno di noi ha fatto durante la propria adolescenza e oltre.

Lady Bird come tutti i primi amori sbagliati

Il primo amore, sempre sbagliato, in Lady Bird è una relazione incorretta per mancanza di coraggio, per il bisogno inspiegabile (e tipicamente adolescenziale) di nascondere la propria vera identità. La prima (vera) storia di Lady Bird, invece, è davvero quella totalmente errata, quella che si trascina cercando di cambiare se stessi inseguendo un bello e misterioso adolescente complicato (in questo caso Timothée Chalamet, amato di recente anche in quella meraviglia di Call me by your name) che giovane fuori ma già vecchio dentro guarda il mondo con un cinismo atipico e decisamente egoistico. Lady Bird, per lui, cambierà atteggiamento ma soprattutto amicizie, allontanandosi da Julie (Beanie Feldstein) per rendersi conto in un secondo momento che non può stare lontano da lei, ritrovandola quindi dopo un giro immenso, in un mondo non suo, con il cuore un po’ a brandelli ma la netta sensazione di aver capito di aver sbagliato tutto.

Lady bird come sognare nuovi tipi di casa 

Lady Bird, poi, è soprattutto il senso di casa, quello di cui si parlava sin dai primi paragrafi. È il tentativo di accettare la propria città e origini per il gusto poi di stravolgerli e portarli lontano, in una nuova casa in cui scegliere una nuova identità, una nuova vita da costruire sopra gli errori passati. Una casa, quindi, che viaggia lontano dalla famiglia e che in Lady Bird si concentra particolarmente sul rapporto fra madre e figlia che tanto mi ha ricordato quell’incredibile libro che è Amy & Isabelle di Elizabeth Strout. I viaggi in macchina, con madre alla guida, quello spazio – tempo in cui si è costrette a stare sedute vicine anche quando non lo si vorrebbe, quando ci sono troppe parole non dette che rimbalzano tra un finestrino e l’altro in attesa di implodere.

I hate California, I want to go to the East Coast. I want to go where culture is like New York or Connecticut or New Hampshire.

Lady Bird come 28 anni is the new 18 anni.

La cosa più incredibile è che tutte queste sensazioni, questi amori sbagliati, questa eterna ricerca di casa per poi tornare alle origini la si vive a 18 anni ma anche a 28: non più durante l’adolescenza, quindi, ma anche oltre. Sarà che in quest’epoca siamo eternamente nostalgici, cambiamo case più spesso dei decenni passati ma nessuna ci piace mai e quella precedente pareva sempre meglio ma solo a distanza di tempo. Siamo qui, in quest’epoca, che cambiamo studi e poi lavori e poi ancora studi tanto da arrivare ai 28 che sembriamo ancora quelli di 18, con la voglia di sbagliare – ancora – per trovare la nostra strada, quella vera, quella che vorremmo continuare a inseguire.

Sarà anche per questo, o forse proprio per questo, che Lady Bird, film preferibilmente adolescenziale, fa battere così il cuore anche qualche (tanti qualche) anni dopo.