Quando gioco e memoria fanno rima con design.

Andrea Capriotti e Matteo Giustozzi, designer, arrivano dalle Marche. Presenti nella selection dei regali di Natale di Cosebelle, si raccontano in questa intervista.

Domanda – Matteo ed Andrea: entrambi classe 1984, analoga formazione al Politecnico di Milano. Nel 2010 date vita al LABORATORIO TAC: amici e colleghi quindi, quali sono i punti di contatto e le differenze tra di voi?

Andrea – Giusto, amici e colleghi. Tanti i punti di contatto: dall’idea di un design “politico”, che funga da medium per messaggi come la memoria, il gioco, la matericità e la convivialità, al  desiderio di creare una rete del saper fare. Non è solo un discorso “uniti contro la crisi”, il condividere esperienze e pareri porta sempre a grandi risultati, a vere innovazioni…e in più non ti annoi. Differenze insanabili ce ne sono, per fortuna. In primis la provenienza e le esperienze fatte prima di conoscerci. Inoltre io sono molto più attratto dall’aspetto sociale del design, mentre Matteo da quello poetico.

Matteo – Ci assomigliamo per quanto riguarda l’approccio al progetto e partiamo sempre dall’anima che un prodotto può e dovrebbe avere. Diciamo che l’osservazione dei comportamenti e della società rappresentano aspetti comuni da cui iniziare. Poi ognuno di noi mantiene il proprio senso estetico, la propria personalità data dalle esperienze private. Io, ad esempio, mi definirei più istintivo rispetto ad Andrea.

DESPINA. Appendiabiti in ottone.

D – TAC: un’autopresentazione per luoghi. Città ed eventi per tracciare la storia del primo anno e mezzo di attività.

A – Partiamo da Milano: sembra strano ma è nata da lì l’idea del TAC, tra il Politecnico e il caos milanese. Per poi arrivare alla base del laboratorio, le campagne di Civitanova Marche. L’officina nasce riconvertendo un piccolo stabile usato come rimessa,  ripensato come spazio creativo. Non ci scordiamo poi delle tappe della nostra breve storia, come Faenza, Como, Ancona, San Benedetto del Tronto, Cremona e le stesse Civitanova e Milano, luoghi di eventi utili per crescere culturalmente più che nella “fama”. Senza dimenticare la strada, il posto da dove spesso partono i nostri interventi urbani, le più inaspettate osservazioni e le chiacchierate balorde ma spesso ricche di spunti.

M – In questo primo periodo abbiamo presentato idee e progetti di vario genere. Abbiamo esposto un nostro oggetto alla mostra “Personalissimo -Eccellenza del design Made in Italy a New York“, creato installazioni al Mi Manifesto Pop Up (Ancona) e al FRAfestival 2010 (Civitanova Marche), partecipato a workshop (ComOn design, Molteni) e Resign Academy (Faenza) e ricevuto premi, come quello di “Legno d’ingegno”, del Consorzio Rilegno, in zona Ventura Lambrate a Milano. Attualmente stiamo proponendo alcune nostre idee sia a delle aziende locali marchigiane che ad altre nazionali. Siamo inoltre costantemente in contatto con una realtà artigianale milanese d’eccellenza, “Efesto art”.

ORATORIO. Tavolo.

ORATORIO. Tavolo.

D – Veniamo ai vostri  progetti. Mi hanno colpito il tavolo “ORATORIO”, nel quale si tangibile la presenza di un elemento immateriale, la memoria (del gioco e della scuola) e la lampada “PERMANENTE” che attinge al salone della parrucchiera. Conclusione: il mondo attorno fornisce molte più ispirazioni di quello virtuale?

TAC –  Ovviamente sì, ed è strano che alcune storie raccontate dai nostri prodotti sembrano già di un mondo passato. La realtà ispira molto di più di quanto il virtuale possa farlo, soprattutto quando per virtuale si intende trascorrere molto tempo davanti uno schermo, che sia un i-pod o un laptop poco importa. Puoi crearti quanti universi virtuali vuoi, ma alla fine la vita è reale, fatta di ricordi, di tracce, di segni che rimangono o che vanno via col vento. Per noi giocare vuol dire ancora sporcarsi, toccare, respirare gli odori, vivere i sensi e la fisicità del nostro corpo.

PERMANENTE. Lampada da terra.

D – Il legno è il principale (ma non l’unico) materiale con cui lavorate. Come nasce questa preferenza e quali tecniche di lavorazione preferite?

TAC – L’idea di partenza è di non specializzarsi su un materiale o lavorazione, questo è la nostra indole e il nostro desiderio. Siamo partiti con il legno perché è un materiale vivo, non necessita di particolari lavorazioni e strumenti come plastica, ceramica o il ferro ed ha una vasta di libertà di azione/ideazione. Sicuramente ci piace ricorrere a lavorazioni artigianali, come l’utilizzo degli incastri a vista, in modo da valorizzare il materiale.

QUADRATURA DEL CERCHIO. Contenitore.

All’interno del LABORATORIO TAC

D –  Salto indietro nel tempo: un progettista del passato vi accetta nella sua bottega/studio. Chi scegliete? E perchè?

A – Non vorrei stravolgerti la domanda, ma più che un designer in particolare, il mio sogno è entrare in uno dei collettivi che hanno reso grande il design italiano, su tutti i Memphis di Sottsass e soci, visionari e audaci.

M – La mia scelta, anche se potrebbe risultare banale, ricade sui fratelli Castiglioni, per quanto di innovativo e di funzionale hanno creato nella loro carriera. Il loro approccio al progetto rimane ad oggi un esempio per tutti i progettisti, anche al dì fuori del design. Se invece, dovessi guardare principalmente all’aspetto etico, sceglierei senz’altro Enzo Mari.

YEP ’11 –  oratorio, diy, oops-web

D – Incredibilmente avete la chance di lanciare un messaggio a rete unificate: a voi l’onore (e l’onere)
di risollevare l’animo di giovani creativi d’Italia, vostri coetanei, in cerca di fortuna.

A – Da giovani si è più radicali, più utopici, così dicono. Chiunque crede in qualcosa, come la sostenibilità, l’uguaglianza o il saper fare, dovrebbe portare avanti queste idee con forza, un pizzico di audacia, ma soprattutto con coerenza, anche perché è questo che aziende, studi e clienti chiedono a noi giovani. Inutile è seguire i gusti, le mode del momento poiché dobbiamo essere noi a produrne dei nuovi. Infine una richiesta: siamo circondati da almanacchi di prodotti futili e senza anima: è tempo che se ne facciano di meno, ma utili, durevoli, e con un senso.

M – Credo che alla base di tutto ci debba essere la passione; il mondo della creatività, oltre ad essere affascinante è però molto difficile. La mia opinione è che se noi giovani, avremo la determinazione di coltivare le nostre passioni e le nostre capacità, riusciremo a farci valere in Italia e nel mondo per le nostre qualità. Certo che non è sempre possibile ottenere dei risultati in modo immediato.