Abbondaza/Bertoni 1991 www.crushsite.it

Abbondaza/Bertoni 1991
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Da circa sei mesi ho iniziato a praticare danza sensibile (che altro non è che danza contemporanea ma finalizzata all’ascolto totale del corpo col respiro, quindi spesso ci ritrovo molte analogie yogiche). L’inizio, come i mesi a seguire, son stati un macello – per me intendo. Per quanto possa affascinarmi quest’arte, quest’aspetto comunicativo del corpo, dall’altra parte ne sono spesso spaventata e messa in difficoltà, alla prova, perché non si fa altro che tirar fuori quello che si è.

Come dicono gli yogi, il corpo non mente e di conseguenza racconta, trasmette anche senza l’ausilio della parola e trovo questa cosa ogni volta straordinaria per la potenza in cui si veste il gesto e il movimento.

Ma non era della mia esperienza danzerina che volevo parlarvi in questa soleggiata puntata d’estate ma della bellezza e della potenza di una danza fatta come si deve (e non è certo la mia!). Così vi racconto della compagnia Abbondanza/Bertoni e il loro spettacolo Terramara che ho avuto l’occasione di vedere dal vivo in una serata di inizio maggio al Teatro Verdi di Padova per la rassegna Prospettiva Danza Teatro.

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La compagnia è una delle più conosciute e storiche del panorama nazionale e internazionale. Attiva dall’88, ha alle spalle quasi 30 anni di pluripremiata attività in Italia e all’estero. Risiede a Rovereto (Trento) ed è guidata artisticamente dalle sapienti esperienze di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Più di 40 gli allestimenti scenici e Terramara è uno degli allestimenti più “storici” (datato 1991) che ha rivisto nuova luce e linfa nel ri-allestimento del 2013 coordinato da Michele e Antonella con in scena Eleonora Chiocchini e Francesco Pacelli che riprendono l’eredità lasciata riportandola ai giorni nostri.

foto by Ilaria Costanzo

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Le parole di Antonella Bertoni basterebbero a descrivere il vortice di ricordi e passioni racchiuse in questo lavoro:

“Terramara, lo spettacolo, è stato per me un po’ come “la prima volta” e rimetterlo in scena oggi mi ha fatto tendere e salire sulla punta dei piedi per non ferirlo stravolgendolo con gli occhi miei di adesso. Dal primo giorno è stato un vortice. Lo spazio scenico è stato un po’ spogliato e reso scarno, alla coreografia tolti alcuni lirismi a cui i nostri corpi di allora davano nascite e nascite, omaggi alla nostra Maestra. Ora Terramara conosce nuova vita, ri-danza nel nostro tempo. Osservo Eleonora e Francesco essere loro, in noi, nell’oggi presente il nostro passato; rincorrersi, guardarsi, prendersi, slanciarsi, sudare affaticati, con il respiro veloce che in quello spazio sembra fatto di cielo e di terra e il sentimento che mi accompagna è così vasto che non lo so dire.”

 Nell’Età del Bronzo, terramara fu un particolare insediamento della Pianura Padana, costituito da un villaggio di capanne attorniato da strutture difensive o a protezione dalle acque. Il nome derivava da “terra – marna”, intendendo con il secondo vocabolo, un terreno ricco di sostanze organiche, conseguenza dello stazionamento di uomini e animali in varie età preistoriche: terra grassa e nerastra, ma non per questo meno fertile. Diventato spettacolo, Terramara narra della passione, dell’amore, del lavoro e della fatica non solo relativa alla terra ma proprio nella relazione di due giovani amanti, che s’incontrano, giocano, si amano, litigano e rimangono uniti nelle difficoltà.

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In scena due corpi intensi, quelli di Eleonora e Francesco, che comunicano attraverso il gesto ora breve e veloce, ora lento e delicato; il corpo sicuro, forte e presente di lui si contrappone con armonia all’esile figura di lei, intensa e sensuale che assume forme sempre diverse in un gioco di equilibrio/forza che porta i due danzatori a una costante comunicazione fisica e ritmica creando immagini bellissime e poetiche.

foto by Ilaria Costanzo

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C’è profumo di Sicilia (questa la sensazione richiamata), di paesi caldi e un po’ aridi, di musiche etniche che contribuiscono a creare lo spazio d’azione, la storia e l’iterazione anche con le centinaia di arance riversate in scena – un richiamo al teatrodanza e delle scenografie naturalistiche di Pina Bausch – che portano sul palco colore e calore, intensificando gli sguardi, i movimenti, contaminando il pubblico rapito dalla bellezza suggestiva del racconto “corporale” che si sussegue senza tregua in un dialogo fitto di gesti, azioni e intenzioni.

Di fronte a questo spettacolo rimango senza parole e ho difficoltà ad usarle per descrivere quello che ho visto, non tanto perché è impossibile ma perchè sono quasi sicura che le parole, in questo caso, non possono essere all’altezza di questi delle immagini evocate in una danza continua, alle volte silenziosa e avvolgente. Quindi vi consiglio di tenere monitorato il loro calendario e intanto vi segnalo, per chi è nei paraggi o in zona, la prossima occasione per vedere Terramara che sarà a Catania il 15 settembre presso Cortile Platamone.