Per creare un intero spettacolo partendo da una semplice idea astratta, sono necessari più o meno tre mesi di full immersion; e dopo 12 settimane d’intenso sforzo fisico e mentale, la sera della prima arriva quasi come una liberazione.

Il Teatro alla Scala durante una prima. foto da Opera chic

Il Teatro alla Scala durante una prima – Foto: Opera chic

La tensione è alta e tutti sono concentrati a dare pieno significato alla piccola creazione. Il timore più grosso è il confronto con il pubblico: una cosa è provare nello studio (“zona franca”), un’altra è trovarsi davanti ad un gruppo numeroso ed eterogeneo di persone. Prima della grande serata, le uniche persone che possono criticare il lavoro sono tutte più o meno -direttamente o indirettamente- coinvolte nella produzione stessa e molto spesso sono al corrente del significato e del processo della creazione. La sera della prima, invece, ci si confronta con il giudizio di una massa imprevedibile di spettatori, ognuno con il proprio bagaglio culturale, il proprio livello di comprensione e la propria esperienza. Senza parlare delle critiche giornalistiche!
Per questo, secondo me, ogni Prima è impregnata di un’energia tutta speciale, potente e ribelle.
Per esperienza personale posso dire che la prima non è mai lo spettacolo più “perfetto”, ma sicuramente è quello più emozionante.
I giorni precedenti sono senza tregua: ogni mattina prove tecniche (ultime revisioni dei passi, ultimi cambiamenti) e ogni sera un filato della serata con trucco, parrucco e scena per riuscire a livellare ogni possibile intoppo. La mattina del giorno stesso è, ad esclusione di indesiderate emergenze, abbastanza tranquilla ma energia e adrenalina sicuramente ribollono, preparandosi per la serata.
Componente importantissima del fatidico giorno è la scaramanzia. In Svizzera, come in molti altri paesi quali ad esempio la Germania, è consuetudine il cosiddetto TOI TOI TOI. Derivante dal mondo dell’Opera, originalmente consisteva nello sputare tre volte oltre la spalla del collega per scongiurare la venuta del diavolo (in tedesco “Teufel” poi abbreviato in “toi”).

foto di una maschera veneziana a forma di diavolo. http://www.cartaalta.com/venetian_masks/

Maschera veneziana a forma di diavolo, realizzata da Carta Alta Maschere Veneziane.

Nel mondo della danza l’espressione rimane, ma spesso accompagnata da cartoline, regalini di buona fortuna e soprattutto cioccolata e spumante: una per l’energia, l’altro per il brindisi post spettacolo!

una delle cartoline di "buona fortuna" ricavata da una foto delel prove.

Una cartolina di “buona fortuna” ricavata da una foto delle prove.

Curiosità: In Svizzera i bagni ambulanti si chiamano Toi Toi, potete quindi immaginare l’abbondante ironia su questa omonimia bizzarra!