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Robert Redford è uno di quei (rari) esempi di uomini il cui aspetto fisico straordinariamente piacevole corrisponde ad una altrettanto notevole levatura morale. Ce ne sono pochi e quei pochi si nascondono dietro donne che hanno subito mastectomie preventive e eserciti di bambini adottati (sì, dico a te Brad). Più comune è la tipologia maschio alfa belloccio che picchia la moglie o la tradisce o nei casi più estremi la costringe a convertirsi a pseudosette che predicano di cibarsi della propria placenta. Appartengono al genere Mel Gibson, Mickey Rourke, Sean Penn, qualche Baldwin e il genio del male Tom Cruise.

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Ma non divaghiamo. Fatto sta che Robert Redford è stato un Gatsby migliore di Leonardo Di Caprio, ha difeso l’ambiente meglio di Leonardo Di Caprio e dirige il festival più indie della storia del Cinema, il Sundance. Di Caprio non è mai stato invitato, alla faccia tua, Leo! Al Sundance Robert invita i film che nessuno vuole vedere, e nel frattempo dirige film impegnati ma un pò mainstream che tutti andiamo a vedere. Se non fosse perchè ci piace credere che ci sia ancora qualcosa di buono al mondo. In pratica Robert è il radical chic per eccellenza del grande schermo, con la sua faccia vissuta, i figli piccoli in tarda età, la giacca di renna e i jeans d’adolescente.

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Questa volta, ne La Regola del Silenzio Robert si diverte a impersonare un ex anarco-insurrezionalista ormai in pensione, vedovo, latitante da 30 anni  e con ragazzina undicenne al seguito, che viene braccato dalla polizia dopo essere stato smascherato dal solerte e impiccione Shia LaBeouf. Dall’inizio alla fine ci chiediamo perchè Shia non si si sia fatto i fatti suoi, dal momento che è molto doloroso vedere Robert che corre da una parte all’altra dell’America con la sciatica e l’artrosi.

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In mezzo a tutti gli inevitabili acciacchi dell’età, Robert ci ricorda però il dramma del Vietnam, la rabbia dei pacifisti, gli errori che si fanno perchè non si poteva restare a braccia conserte. Mostrando ai giovani un pò di quegli ideali che li fanno sbuffare, raccontando loro che in un passato non troppo lontano ci sono state persone che hanno sbagliato (quella dei Weather Underground è una storia vera), ma avevano ragione.

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Grazie Nonno Bob, sei sempre il più figo di tutti.