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La mia educazione sentimentale al mondo del fumetto avviene con Topolino e Mordillo prima, Paperinik poi e infine Dylan Dog. Di quest’ultimo ero talmente innamorata da vincere la mia indole fifona e portarmi i quadernetti pieni di orrore a letto, poco prima di prendere sonno. Assicurandomi così una nottata con il re dell’incubo. Crescendo, fatta eccezione per qualche turbamento causato dalle donnine di Manara, la passione si è assopita, fino ad estinguersi quasi del tutto.

Ogni tanto, inciampavo tuttavia in alcune strips che mi strappavano un sorriso, ad opera di tale Zerocalcare. Un ragazzo, cresciuto alla periferia di Roma, con la stessa età e gli stessi interrogativi e la stessa malinconica ironia di tutta la mia generazione. Ed è così, che si è riaccesa in me la voglia di sognare col fumetto che unisce immagini e parole, poesia e tecnica, intento ludico ed educativo, bambini e adulti, sognatori e disillusi.

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Insomma, fatto sta che mi ritrovo tra le mani su saggio consiglio di un saggio intenditore, la copia di La profezia dell’armadillo, il primo albo a fumetti di Zerocalcare. Un piccolo caso editoriale in quanto già alla sua quinta ristampa, pubblicato prima da Edizioni Graficart e poi in versione colore 8 Bit da BAO Publishing. Per due giorni il libro rimane lì, a decantare. Poi complice una giornata difficile e la conseguente voglia di evasione, lo apro e scopro un mondo.

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Un mondo uguale al mio e a quello di tanti ragazzi della mia età, nati e cresciuti alla periferia di Roma ma anche di Milano, di Bologna di Napoli. Coi loro tram che non passano mai, con le giornate su facebook e i ricordi di un’adolescenza in cui la terra promessa sembrava a portata di mano. Con lavori inventati, sognati, o senza lavoro. Con un mondo interiore infinitamente più vasto di quello che credono e un senso d’inadeguatezza che esplode come una mina seppellita bene. E che pure ancora conservano una scintilla negli occhi, la capacità di indignarsi e ridere, forse l’ultima qualità che rimane ad un essere umano.

Una risata vi seppellirà, giusto? E tutto questo, penserete, l’hai trovato in un fumetto? In un fumetto sì, con un armadillo gigante come co-protagonista, tutti i miti della nostra generazione, e una ragazza che muore troppo presto svelando un sogno infranto.