Finalmente l’estate, il sole, il mare, l’aria aperta e la voglia di brindare alla vita. Niente di più bello ma, come ben sapete, per non sciupare il giubilo sono necessari alcuni accorgimenti se decidiamo di accompagnarci al nostro amato vinello.

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Illustrazione di ELENA XAUSA

Il nettare ha un rapporto ambivalente con la stagione calda. Da un lato la anela perché nel dispiegarsi dei suoi giorni le persone sono più inclini al banchetto e lo invitano ovunque ci sia la voglia di stare insieme. – Nota a margine: stare insieme a se stessi vale, state sciolte, se quando rincasate dopo una mastodontica giornata lavorativa vi stappate un bella bottiglia di vino bianco ghiacciata e vi concedete un calice perdendovi nel dolce relax state assolutamente onorando voi stesse e ve lo meritate.Dall’altro lato, riacchiappando il filo itinerante del discorso, Vino teme profondamente l’estate perché potenzialmente letale per lui. Il calore, infatti, è nemico di ogni bottiglia, senza distinzione di cromia o stato.

Foto Svetlana Belyaeva - http://belsveta.net/

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I rossi soffrono in minor misura le alte temperature anche se, in caso di esposizione a climi roventi, possono evolvere in malo modo perdendo il bouquet o inficiando l’equilibrio dei sapori. Tenete a mente che il nettare degli dei è cosa viva, respira, matura, cambia e se lo bombardiamo con fiammate focose si spaventa, le sue molecole si accoppiano maldestramente e il risultato è un disastro. Se amate il rubino, quindi, non cadete in fallo, conservate le bottiglie nel luogo più fresco della casa (16-18 gradi sono l’ideale) se avete possibilità in cantina o nel box, e chiamatelo in causa mezz’ora prima dello stappo. Alcuni risolvono una temperatura troppo elevata riponendo il vino rosso in frigorifero ma è una pratica da sconsigliare perché, anche in questo caso, andiamo a importunare il liquido con conseguenze difficilmente positive.
Passiamo ai bianchi e ai rosati, veri protagonisti dei mesi in infradito. Temono il calore come un infante teme l’uomo nero. Sono letteralmente terrorizzati, sanno che tutto il loro savoir faire può essere spazzato via da una sola impennata di mercurio. Per natura, infatti, hanno bisogno di una temperatura di 10-12 gradi per esprimere al meglio la loro personalità. Solitamente, inoltre, i nettari candidi e rosati alloggiano in bottiglie trasparenti con minima resistenza a raggi solari e quindi più vulnerabilità al loro attacco. Un vino bianco o rosè caldo è la summa di ciò che non vorreste provare mai: diventa denso, appesantito, talvolta stucchevole se ricco di note aromatiche, spesso imbevibile e sicuramente guasta-sollazzo. Fate spazio nel frigorifero allora e riponete la vostra armata in un sano refrigerio. Se mi arrivate in tana in ritardo con bottiglie appena acquistate o fresche di dispensa nessun problema, potete ricorrere ad un facile trucco per accelerare il raffreddamento. Imbevete un tovagliolo in acqua fredda, avvolgetelo intorno alla bottiglia e riponetela in freezer per 15 minuti. Fusione a freddo garantita e calici tintinnanti.

Foto Svetlana Belyaeva -  http://belsveta.net/

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Infine passiamo a loro, le scoppiettanti bollicine. La calura per le figlie di Saccaro è come la criptonite per Superman. A differenza dei fratelli fermi, gli spumanti non solo rischiano di perdere appeal gustativo con le temperature elevate ma mettono a rischio la vostra incolumità. Avete capito bene, una bottiglia di bollicine che si surriscalda diventa una potenziale bomba. Avvolta nel vetro, infatti, pulsa l’incessante danza dei lieviti e della fermentazione. Pullula l’anidride carbonica e il calore la eccita facendo sì che spinga verso l’uscita, sia essa dal collo o dal corpo della bottiglia, con una vera e propria esplosione. La gabbietta in metallo è pronta a combattere per la vostra salvezza ma se portate la bottiglia all’Equatore e per giunta la scuotete come una maracas la sua blanda resistenza sarà vana. Importantissima in questa circostanza è anche la posizione in cui viene conservata la bollicina. Mai e poi mai, per nessuna ragione, riporre una bottiglia di spumante in posizione orizzontale. Così facendo diminuiamo l’area dell’aria che divide liquido e tappo, prima linea nella difesa dall’esplosione. Se non volete ritrovarvi feriti e senza vino con cui brindare riponete quindi al fresco la bolla, avvalendovi del trucco del tovagliolo se tardive.
Vi percepisco preparate, la morsa del caldo non potrà più minare al vostro ilare sollazzo estivo, andate e gozzovigliate con ardore. Il freddo è bello, specie se fa rima con vinello!

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