La natura dell’amore di John Burnside è un intreccio complesso e ragionato di ricordi personali e riflessioni mirate a cercare la risposta ad una domanda:

Che cosa è l’amore?

Il poeta e scrittore scozzese ci accompagna attraverso gli episodi salienti della sua vita in un viaggio onirico, ma dettagliatissimo, tra canzoni e ricordi lontani, incontri che cambiano la vita e donne che hanno lasciato il segno. Il suo è un punto di vista esclusivamente maschile, a volte persino contraddittorio, ma non per questo meno delicato.

Si inizia subito con la musica: “I put a spell on you” è la canzone che dà il nome al romanzo nella sua versione originale, ma è anche la prima colonna sonora che Burnside nomina. Siamo nella primavera del 1958, John è un ragazzino e subisce il primo vero incanto ascoltando la voce di Nina Simone da un disco appena comprato dalla cugina più grande, Madeleine, colei che non smetterà mai di esercitare su di lui un fascino tutto particolare. A questa canzone si ritorna ciclicamente durante la lettura ed è facile intuirne il perché: Madeleine e la voce di Nina Simone sono la radice di tutto, la scintilla che portano Burnside a ragionare sulla sua vita, sulle donne che ha amato e che ha pensato di amare, su sua madre e le sue scelte.

È proprio a sua madre che dedica i passi più struggenti: vittima sacrificale, ma consapevole, delle convenzioni sociali sull’amore che tutt’oggi affliggono i meccanismi delle relazioni umane. La gioventù di Burnside è costellata di donne intrappolate nel vincolo del matrimonio, delle relazioni che non possono essere sciolte perché non si fa, non sta bene farlo. E gli uomini? Vittime anche loro di queste trappole per topi che ufficializzano i sentimenti. L’amore romantico diventa una “trappola armata” che rinchiude in una routine fata di duro lavoro e infelicità domestica, proprio come quella della madre di Burnside. Ma siamo davvero programmati per questo? O è solo una visione pessimistica della realtà?

Nella cittadina in cui siamo cresciuti, la volontà delle donne più o meno giovani veniva fiaccata di continuo, dalla prima infanzia all’ultima ruga, con i fidanzati e i mariti che subentravano al comando quando i genitori lo lasciavano.

È in questo quadro desolante che si innesta la vita privata di Burnside che non si fa mancare storie  d’amore e non amore tormentate, attrazioni rinnegate e relazioni “patologiche” con personaggi eterei, impalpabili, folli. A questi racconti personali si agganciano digressioni dotte, dissertazioni sul linguaggio, storie di cultura metropolitana e infine lei, la musica che scandisce i ricordi e i capitoli come un metronomo.

Il libro è labirintico quasi come la mente umana

Scrivevano nella prima recensione del Guardian, ed è vero. Non c’è un filo cronologico rigoroso nella narrazione, ma un flusso di pensieri collegati da canzoni, parole, letteratura e ricordi, perché

Arriva il tempo in cui la vita interiore ruota soprattutto intorno alla memoria.

E La natura dell’amore è soprattutto questo per Burnside, un esercizio di memorie che cerca le ragioni dell’amore soprattutto nel rapporto con la madre, donna che ha scelto consapevolmente di portare a termine una vita completamente infelice, eppure degna di essere vissuta a suo modo perché, nonostante il suo eroismo romantico folle,

Ogni tanto, comunque, le si risollevava il cuore e trovava un buon motivo per essere felice.

E allora ci si chiede: perché non ha preteso qualcosa in più? E la risposta di Burnside è proprio questo libro: una lunga digressione sui lati più intimi e incomprensibili dell’essere umano, nonché la storia di un percorso personale accidentato, ma poetico e di un cerchio che si chiude proprio nelle ultimissime pagine senza nostalgia o rimorsi, ma con consapevolezza. La stessa di sua madre.

(credits copertina: 1843magazine)