Che si trattava di un libro elegante e che riempie occhi e cuore durante la lettura lo si doveva evincere già dal titolo, La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani, di fresca uscita della Fazi editore, perché la manutenzione a cui fa riferimento riguarda anche i sensi del lettore. Se questo libro fosse una canzone sarebbe una ballad di Bruce Springsteen: avvolgente, sincera e per bene, una di quelle in cui trovi le cose belle del mondo, i sentimenti più umani, le sconfitte, le risalite e la speranza, perché alla fine tutto si mette a posto, in una maniera o nell’altra.

E così Franco Faggiani accompagna il lettore tra le montagne, il luogo che Leonardo, il protagonista, sceglie per riprendere le fila della sua vita e delle sue emozioni con a fianco Martino, il figlio che gli è piovuto dal cielo dopo un affidamento temporaneo che diventa per caso definitivo. Leonardo lascia Milano e si trasferisce con Martino nella baita che ha ricostruito secondo i progetti della moglie Chiara, morta tempo prima, mentre Nina, l’altra figlia, prende il volo per l’America per inseguire i suoi progetti lavorativi. Il romanzo diventa, allora, un “passo a due” di questo padre e figlio per caso, in equilibrio tra la sindrome di Asperger, di Martino, e i tempi lunghi e complicati dell’elaborazione di un lutto, quelli di Leonardo.

Due disadattati sotto lo stesso tetto

per dirlo con le parole di Nina, la figlia saggia e lontana.

Ma quando mi guardavo allo specchio consideravo quello di fronte a me un estraneo, un usuraio dei sentimenti, sempre più avaro nel concederli, sempre più arruffone nel pretendere quelli degli altri.

Come si torna alla vita dopo un lutto così grande come quello di Leonardo? Come si rimette in piedi una esistenza logorata dai ritmi del lavoro, da una Milano che sta un po’ stretta e da una vita scadente? E come si affronta, poi, la diagnosi della sindrome di Asperger, non così inaspettata, ma comunque delicata da gestire?

Ne La manutenzione dei sensi ci si prova con tutte le forze e la soluzione emerge lentamente nei ritmi della montagna, l’altra maestosa protagonista del romanzo. Faggiani con maestria dipinge panorami senza aver bisogno di macchina fotografica o pennelli. Fanno sognare, allora, le serate in veranda dei due protagonisti ad aspettare la visita degli animali selvatici e, nel frattempo, nel silenzio assoluto della montagna, cercano nuovi punti di contatto, nuovi canali di comunicazione perché anche dirsi le cose più semplici è difficile.

I nostri sicuri cammini notturni, ben diversi da certi nebbiosi e inquietanti ritorni a casa nelle serate milanesi, erano contemplati da Martino come “la manutenzione dei sensi”.

È una lezione sulla pazienza questo romanzo, sulla difficoltà di comunicazione che finalmente non è dipinta come un errore madornale, una mancanza ingiustificabile, ma come uno strumento per la sopravvivenza, in certi frangenti, così umano e naturale. C’è un perdono necessario per tutti i gesti d’affetto appena accennati, per le spiegazioni non date, per le confessioni mai fatte, per i rimpianti difficile da digerire, ma che col tempo si affievoliscono.

La manutenzione dei sensi ritrae così, in maniera discreta ed elegante, la sottile dinamica della vita e della normalità che non è quello che pensiamo. Normalità non è ripetersi i “ti amo” o i “ti voglio bene”, ma ritrovare la luce, e il perdono, nelle pieghe dei rapporti più complicati. E sì, questa consapevolezza fa letteralmente bene al cuore.

Cover: dettaglio della copertina