Ci sono film tecnicamente perfetti. La La Land di Damien Chazelle, con Ryan Gosling ed Emma Stone, è uno di questi. 14 nomination agli Oscar, un’eco internazionale che lo ha eletto “il miglior film dell’anno”. È un musical il miglior film dell’anno e rispetta tutti i canoni del genere.

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Io ho sempre odiato i musical, ma ho amato questo film. Forse perchè in comune con tutte le platee di questo mondo ho la necessità che il cinema torni ad affondare le proprie radici nel sogno dal quale proviene. Un sogno romantico che fa della perfezione estetica la sua architettura prediletta, una collana di perle preziose in cui la musica, i volti, gli sfondi e i colori si impegnano a comporre il più prezioso dei gioielli. Surreale e reale insieme, il mondo del “tutto è possibile” come la parata di stelle che veglia su di noi ogni volta che chiudiamo gli occhi.

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La La Land, di musica e sogni ne avremo sempre bisogno.

“City of Stars” è il sottotitolo che campeggia sui manifesti in tutto il mondo. “Dedicato ai folli e ai sognatori” è scritto invece qui da noi. Vero in entrambi i casi. La città delle stelle è rosa al tramonto, racconta di due innamorati che inseguono i propri desideri impossibili, ciascuno per la propria strada eppure tenendosi per mano. Sebastian sogna di aprire un locale jazz, Mia di fare l’attrice. La musica li guida l’uno nelle braccia dell’altra, a passo di danza. Nell’incontro del destino, in un mondo che canta sonate struggenti e non per questo è meno crudele, tra pianoforti e sipari teatrali, l’amore boccheggia e  lotta per sopravvivere.

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Non sempre chi amiamo davvero è chi ci rimarrà accanto per sempre, per occasioni mancate, coincidenze perse o semplice beffa del destino. La La Land ce lo ricorda, con il tramite potente di un sottobosco di canzoni azzeccate, facendoci stringere una mano più forte, versare una lacrima più salata. Portando sullo schermo quel primo sguardo perfetto e l’ultimo cenno d’addio quando la vita sembra un valzer, quando la vita sembra un notturno di Chopin.

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Intanto che ci riempiamo gli occhi, la storia del cinema sfila, creando una piacevole sensazione di deja-vu. Sono i musical che fanno parte della nostra coscienza collettiva, da Singing In The Rain a Grease, da West Side Story a Boogie Nights citati in un frame che svanisce prima di poter dire «eccolo, è lui!». È piacevole, per una volta, sfuggire alla realtà, grazie alle mani di Ryan Gosling che accarezzano i tasti in un sottoscala fumoso, grazie ai giganteschi occhi liquidi di Emma Stone che si sciolgono in pianto per un amore da cinemascope.